Quando una strada di montagna promette un valico a oltre 1.500 metri e un panorama tra Italia e Svizzera, la tentazione di partire è forte. Il passo San Lucio, però, non è il classico colle asfaltato da affrontare con qualsiasi moto: qui contano fondo stradale, meteo e scelta dell’itinerario. In questa guida raccolgo percorso, difficoltà, moto adatte e accorgimenti pratici per trasformare la salita in una giornata davvero piacevole.
Il valico premia chi arriva preparato e senza fretta
- Quota di circa 1.540 metri tra Val Cavargna e Val Colla.
- Accesso italiano dalla Val Rezzo, passando da Dasio e dalla località Roccoli.
- Fondo variabile con sterrato, pietre, canali di scolo e tratti sconnessi.
- Moto ideali enduro, adventure e scrambler con pneumatici adatti.
- Periodo migliore dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, dopo aver controllato la viabilità.

Perché San Lucio è diverso dai passi più famosi
Il valico si trova nelle Prealpi Luganesi, sul confine tra la Val Cavargna comasca e la svizzera Val Colla. L’altitudine indicata dalle diverse schede territoriali oscilla tra 1.540 e 1.542 metri, una differenza irrilevante per chi viaggia ma utile per capire l’ambiente: siamo già in una zona alpina, esposta al vento e ai cambiamenti rapidi del tempo.
La meta comprende l’oratorio dedicato a San Lucio e due strutture di accoglienza, il Rifugio San Lucio e la Capanna San Lucio. Io la considero interessante soprattutto perché offre un’esperienza più raccolta rispetto a Stelvio, Gavia o Spluga. Non si sale per collezionare tornanti asfaltati, ma per attraversare una valle silenziosa e arrivare in un punto panoramico dove la strada lascia spazio ai prati e alle creste.
Il percorso in moto dalla Val Rezzo
Il punto di accesso più logico dal versante italiano è Dasio, in Val Rezzo. Da qui si sale verso la Madonna del Cep e la località Roccoli, seguendo le indicazioni per il valico. La strada diventa progressivamente più rurale e, a seconda del tratto e delle condizioni, può presentare fondo sterrato o fortemente deteriorato.
Per un giro in giornata si può partire da Como o dalla zona del Lago di Como, raggiungere Menaggio e Porlezza, entrare in Val Rezzo e affrontare la salita. Se il collegamento verso la Val Cavargna è aperto e transitabile, il rientro può passare da Cavargna e San Nazzaro Val Cavargna, creando un anello panoramico. In caso di dubbi, preferisco programmare il ritorno dalla stessa parte invece di affidarmi ciecamente al navigatore.
| Tratto | Caratteristiche | Consiglio pratico |
|---|---|---|
| Porlezza - Val Rezzo | Strade asfaltate, curve e salita progressiva | Rifornire la moto prima di entrare nelle valli |
| Dasio - Roccoli | Strada stretta e ambiente boschivo | Ridurre la velocità nei tornanti ciechi |
| Roccoli - valico | Fondo misto, possibile sterrato e canali di scolo | Controllare accessi, divieti e condizioni recenti |
| Valico - Val Cavargna | Tratto da verificare con attenzione | Non considerarlo automaticamente percorribile in moto |
Le indicazioni locali della Val Cavargna confermano l’accesso dalla zona dei Roccoli lungo la carrozzabile. Questo non significa però che ogni collegamento segnato sulle mappe sia una strada pubblica aperta alle moto. Un tracciato escursionistico non equivale a una strada autorizzata, soprattutto sul confine italo-svizzero.
Quale moto portare e come affrontare lo sterrato
La scelta più equilibrata è una adventure o enduro stradale, anche di media cilindrata, con pneumatici almeno 50/50 e una buona luce a terra. Una scrambler robusta può cavarsela bene se il pilota ha già esperienza su ghiaia e fondo irregolare.
Io eviterei una supersportiva, una naked molto bassa o uno scooter con ruote piccole. Non è una questione di potenza, ma di controllo: buche, pietre smosse e canaletti trasversali possono mettere in crisi sospensioni rigide e pneumatici prettamente stradali. Un maxi scooter con ruote da 15 o 16 pollici può arrivare nei pressi della salita, ma non è la scelta che consiglierei per affrontare il tratto più rovinato.
Sullo sterrato conviene guidare morbidi, mantenere una marcia bassa ma non troppo corta e lasciare lavorare la moto senza irrigidirsi sul manubrio. In discesa il freno posteriore aiuta a stabilizzare il mezzo, mentre frenate improvvise sull’anteriore possono diventare rischiose sulla ghiaia. La velocità giusta è quella che consente di fermarsi nello spazio visibile, non quella che permette di tenere il passo degli amici.
Quando partire e cosa controllare prima
La finestra più affidabile va in genere da fine maggio a ottobre, ma non esiste una data universale di apertura. Neve residua, piogge intense, frane e lavori possono modificare la situazione anche durante la bella stagione.
Prima di partire controllerei sempre quattro elementi:
- ordinanze comunali e divieti temporanei sulla strada per Dasio e Roccoli;
- previsioni meteo locali, non soltanto quelle del Lago di Como;
- eventuale presenza di neve, fango o fondo smosso nelle quote alte;
- apertura dei rifugi e disponibilità di cibo e acqua.
Il confine con la Svizzera merita un’attenzione in più. Anche quando non ci sono controlli fissi, bisogna viaggiare con documento valido, assicurazione e moto perfettamente in regola. Scarico, pneumatici, targa e dispositivi luminosi devono essere omologati. Non prenderei mai una pista laterale solo perché appare collegata sulla mappa: segnali e autorizzazioni locali hanno sempre la precedenza.
Come inserire la salita in un itinerario più ampio
La salita ha senso se diventa il punto caratteristico di un giro, non se viene affrontata come semplice andata e ritorno. Dal lato italiano si può costruire un percorso tra Como, Menaggio, Porlezza, Val Rezzo e Val Cavargna, alternando tratti panoramici asfaltati a una sezione più lenta e tecnica.
Chi parte dal Ticino può invece arrivare nella zona di Bogno e della Val Colla, tenendo però separati il percorso stradale e quello escursionistico. La Capanna San Lucio è un ottimo punto di riferimento per una sosta, ma il fatto che sia raggiungibile a piedi da Bogno non implica che l’ultimo tratto sia liberamente percorribile con qualsiasi veicolo.
Per me il ritmo migliore è questo: partenza presto, salita senza forzare, pausa al valico, breve camminata panoramica e rientro prima del tardo pomeriggio. In montagna si perde più tempo a causa di fondo e incroci che per i chilometri effettivi, quindi lascerei un margine di almeno due ore rispetto alla pianificazione più ottimistica.
Il dettaglio che fa la differenza al ritorno
Il San Lucio è una meta adatta a chi cerca un itinerario moto insolito, ma non a chi vuole soltanto asfalto liscio e curve veloci. La sua forza sta nella combinazione di quota, confine, paesaggio e fondo variabile.
Partirei con serbatoio pieno, kit per le forature, guanti adatti, abbigliamento impermeabile e una traccia offline. Se la strada è bagnata, il meteo peggiora o compare un divieto, tornare indietro non rovina il giro: è semplicemente la scelta più intelligente per godersi la prossima uscita.