Una giornata in moto tra le colline emiliane può cambiare ritmo quando la strada sale verso un valico poco affollato e ricco di curve. Il Passo del Pellizzone, tra le province di Parma e Piacenza, è una meta interessante per chi cerca un itinerario appenninico autentico, con asfalto variabile, paesaggi boscosi e diversi collegamenti da combinare. Qui trovi quota, strade di accesso, difficoltà, periodo migliore e idee concrete per costruire un giro equilibrato.
Il valico emiliano ideale per un giro in moto senza fretta
- Posizione: tra la Val Ceno e la Val d’Arda, sull’Appennino emiliano.
- Quota: circa 1.020 metri sul livello del mare, con lievi differenze tra le fonti cartografiche.
- Strada principale: SP 359R di Salsomaggiore e Bardi.
- Guida: percorso adatto anche a moto turistiche, ma con curve cieche, fondo irregolare e possibile sporco in carreggiata.
- Periodo consigliato: da fine primavera all’inizio dell’autunno, dopo aver controllato meteo e viabilità.

Dove si trova e che tipo di valico è
Il valico si trova sullo spartiacque tra la Val Ceno, nel Parmense, e la Val d’Arda, nel Piacentino. La quota è indicata generalmente intorno ai 1.021 metri, anche se alcune mappe stradali riportano valori leggermente superiori. La differenza non cambia l’esperienza di guida, ma spiega perché si possono trovare numeri diversi online.
Il collegamento più noto è la SP 359R, già strada statale 359, che unisce l’area di Fidenza e Salsomaggiore Terme con Bardi e l’alta Val di Taro. Il Comune di Morfasso indica il passo tra gli accessi principali all’alta valle, insieme ai collegamenti verso il Passo dei Guselli.
Non aspettarti un piazzale alpino pieno di bar, negozi e parcheggi organizzati. Il Pellizzone ha un carattere più appartato, con boschi, radure e piccoli nuclei abitati. Per me è proprio questo il suo punto forte: si viene per guidare e respirare l’Appennino, non per collezionare una foto davanti a una struttura turistica.
Il tratto viene spesso descritto come lungo poco più di 12 chilometri considerando la salita e l’area del valico. La distanza effettiva dipende però dal punto in cui inizi a considerare l’itinerario, quindi è meglio usare il passo come tappa intermedia e non come destinazione isolata.
Il percorso migliore per arrivare in moto
Dal versante parmense
La sequenza più intuitiva parte da Fidenza e attraversa Salsomaggiore Terme, Pellegrino Parmense e Bore. È una soluzione comoda per chi arriva dall’autostrada A15 o dalla pianura, perché permette di entrare gradualmente nell’ambiente collinare prima di affrontare la parte più sinuosa.
Da Bore la strada sale verso il valico con pendenze generalmente gestibili e curve che richiedono più precisione che aggressività. Il fondo può cambiare rapidamente, soprattutto dopo piogge, vento o interventi di manutenzione. Su una naked o su una sport-tourer il tratto è piacevole, mentre con una moto molto rigida conviene lasciare margine sulle traiettorie.
Da Bardi e dall’alta Val Ceno
Arrivando da Bardi, il passaggio è naturale per chi vuole combinare il valico con una visita al borgo e al castello. La strada provinciale continua poi verso l’alta valle, dove il paesaggio diventa più aperto e il traffico resta generalmente contenuto.
Questa direzione è interessante anche per chi vuole proseguire verso Bedonia o collegarsi ad altri passi dell’Appennino ligure. Il vantaggio è costruire un giro lineare; lo svantaggio è che, senza una pianificazione attenta, il rientro può diventare lungo e stancante.
Dal versante piacentino
Da Morfasso si può raggiungere la zona del valico attraverso la rete provinciale che collega la Val d’Arda con l’area parmense. Il percorso è più raccolto e boscoso, con carreggiata che in alcuni punti può sembrare stretta a chi è abituato alle grandi strade panoramiche.
Io sceglierei questo accesso soprattutto nelle giornate feriali, quando si apprezza meglio la tranquillità della zona. Nei fine settimana estivi è più facile incontrare auto, ciclisti e mezzi agricoli, quindi il ritmo giusto è quello turistico, con attenzione agli ingressi dalle strade laterali.
| Accesso | Punti di forza | A cosa fare attenzione |
|---|---|---|
| Fidenza, Salsomaggiore, Bore | Avvicinamento progressivo e facile da organizzare | Tratti più trafficati vicino ai centri abitati |
| Bardi e Val Ceno | Possibilità di unire castello, passo e alta valle | Rientro lungo se si aggiungono altri valichi |
| Morfasso e Val d’Arda | Strada appartata e ambiente boschivo | Carreggiata stretta e fondo da controllare |
Che guida aspettarsi sulla strada
Il Pellizzone non è un autodromo naturale. Le curve sono belle perché obbligano a leggere la strada, non perché invitano a tenere sempre il motore in zona alta. In molti punti la visuale è limitata da alberi, muri e cambi di pendenza, quindi la curva va impostata sempre pensando a ciò che può arrivare in senso opposto.
La difficoltà tecnica è medio-bassa per un motociclista già abituato alle strade collinari. Non servono una moto specialistica o esperienza da passi alpini, ma chi è alle prime uscite dovrebbe evitare di affrontarlo con il solo obiettivo di aumentare il ritmo.
Fondo, larghezza e traffico
La qualità dell’asfalto non è uniforme lungo tutto l’itinerario. Si possono incontrare rattoppi, avvallamenti, foglie, brecciolino e umidità nei tratti ombreggiati. Dopo un temporale il rischio principale non è la pendenza, ma il materiale portato sulla carreggiata dall’acqua.
Il traffico è normalmente più leggero rispetto ai passi motociclistici più famosi dell’Emilia-Romagna. Questo non significa che la strada sia libera: trattori, auto che tagliano le curve e ciclisti fanno parte dello scenario. Meglio mantenere una velocità che consenta di fermarsi entro lo spazio visibile.
La tecnica che funziona meglio
Su questo percorso preferisco entrare in curva leggermente più piano, guardare l’uscita e accelerare solo quando la visuale si apre. La tecnica è semplice, ma fa una differenza concreta su un fondo non perfetto e riduce il rischio di arrivare larghi.
Con una moto pesante o con passeggero, usa il freno posteriore per stabilizzare la traiettoria nelle discese lente. Con uno scooter di media cilindrata il percorso è possibile, purché pneumatici e freni siano in ordine e non si affrontino le discese con eccessiva confidenza.
Quando partire e come preparare la moto
Il periodo più piacevole va generalmente da fine maggio a ottobre. In primavera il paesaggio è verde, ma possono rimanere umidità, detriti e temperature basse nei tratti in ombra. In autunno la luce è splendida, mentre foglie bagnate e giornate più corte richiedono maggiore prudenza.
In inverno non considererei il passaggio scontato. Anche quando non c’è neve, il gelo può creare umidità persistente e rendere poco leggibili le condizioni dell’asfalto. Prima di partire controllerei gli avvisi della Provincia di Parma e della Provincia di Piacenza, soprattutto dopo frane, lavori o forti precipitazioni.
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Controlli essenziali
- Pressione e stato degli pneumatici, perché il percorso alterna curve lente e trasferimenti più veloci.
- Pastiglie e livello del liquido freni, con particolare attenzione se prevedi molte discese.
- Autonomia sufficiente, poiché non bisogna contare su un distributore in quota.
- Abbigliamento impermeabile e uno strato termico, anche nelle giornate calde di pianura.
- Supporto per navigazione offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua.
Il rifornimento conviene farlo prima di salire, per esempio nella zona di Salsomaggiore, Bardi o Morfasso. Anche una semplice pausa per acqua e caffè va pianificata nei centri abitati, senza dare per scontato di trovare un esercizio aperto vicino al passo.
Come inserirlo in un giro più ampio
Il valico rende meglio come parte di un anello. Un itinerario equilibrato può unire Salsomaggiore Terme, Bore, Pellizzone e Bardi, lasciando tempo per una sosta e per eventuali deviazioni panoramiche. È una proposta adatta a una giornata tranquilla, senza trasformare ogni chilometro in una prova di resistenza.
Chi parte dal Piacentino può invece passare da Morfasso, raggiungere il valico e scendere verso Bardi, per poi rientrare dalla Val Ceno. Questo giro ha un buon equilibrio tra curve e paesaggio, ma va allungato solo se il meteo resta stabile.
Per una giornata più impegnativa si possono aggiungere il Passo dello Zovallo, il Passo del Tomarlo o la zona di Bedonia. Sono collegamenti che aumentano molto i chilometri e i tempi di percorrenza, quindi li prenderei in considerazione solo partendo presto e con una moto in ordine.
| Tipo di giro | Ideale per | Impegno indicativo |
|---|---|---|
| Anello parmense | Prima uscita nella zona | Mezza giornata o giornata breve |
| Morfasso, Pellizzone e Bardi | Turismo e guida su strade secondarie | Una giornata con soste |
| Pellizzone, Zovallo e Tomarlo | Motociclisti abituati a molti chilometri | Giornata piena |
Il mio consiglio è non riempire il navigatore di tappe. In questa zona la parte migliore spesso è la strada secondaria che compare tra due punti principali. Lasciare 30-45 minuti di margine permette di fermarsi, correggere il percorso o aspettare che passi un acquazzone senza trasformare il giro in una corsa.
Perché vale la pena scegliere questo valico
Il Pellizzone non offre la quota spettacolare dei grandi passi alpini e non promette una sequenza infinita di tornanti perfetti. Offre però qualcosa di più raro: un itinerario raccolto, poco costruito e ancora genuino, dove la qualità dell’uscita dipende dall’insieme di strada, boschi, borghi e ritmo di viaggio.
Lo consiglierei a chi guida per scoprire il territorio, non soltanto per accumulare curve. Con meteo favorevole, rifornimento già organizzato e una velocità ragionevole, può diventare una delle tappe più piacevoli di un giro tra Parma e Piacenza.