La strada militare dello Jafferau regala uno dei giri più scenografici dell’Alta Val di Susa, ma non è una semplice salita panoramica. Fondo sterrato, quota intorno ai 2.800 metri, passaggi stretti e regole stagionali richiedono una preparazione precisa. Qui raccolgo l’itinerario migliore, il tipo di moto più adatto, il periodo utile e gli accorgimenti che fanno davvero la differenza.
Il percorso giusto dipende da moto, meteo e regolamenti locali
- Itinerario classico da Bardonecchia attraverso Foens, Col Basset e il Forte Jafferau.
- Il giro ufficialmente regolamentato è aperto ai mezzi motorizzati il mercoledì e il sabato, dal 1° giugno al 30 settembre 2026, se le condizioni lo consentono.
- Servono una moto con buone doti fuoristradistiche, pneumatici 50/50 e una guida prudente.
- La strada comprende circa 46 km, di cui una parte significativa su fondo sterrato.
- Il vicino Colle del Sommeiller è un’ottima estensione, ma va considerato come un secondo itinerario, non come una semplice deviazione.

Perché lo Jafferau è speciale per chi viaggia in moto
Lo Jafferau non conquista soltanto per i tornanti. La vecchia rete di strade militari collega fortificazioni, gallerie e punti panoramici sospesi tra la conca di Bardonecchia e l’Alta Val di Susa. Arrivare al forte significa guidare su un tracciato storico, con la Valfredda, il Monviso e le Alpi Cozie spesso visibili durante la salita.
La cima del Monte Jafferau raggiunge circa 2.805 metri, mentre il Forte si trova poco più in basso, su un’ampia balconata naturale. La costruzione, oggi in rovina, faceva parte del sistema difensivo ottocentesco che comprendeva anche i forti Fenil, Pramand e Foens.
La mia impressione è che il fascino del percorso nasca proprio dal contrasto tra la velocità ridotta e l’ambiente enorme. Non è una strada da percorrere di fretta: nei tratti più belli conviene fermarsi, lasciare passare gli altri utenti e godersi il paesaggio senza trasformare ogni curva in una prova di abilità.
L’itinerario classico da Bardonecchia al forte
Il punto di partenza più pratico è Bardonecchia. Da qui si raggiungono le frazioni di Millaures e Gleise, quindi si imbocca la strada sterrata indicata per il Forte Foens. Il fondo alterna tratti compatti, pietre smosse e passaggi più sconnessi, soprattutto salendo verso il Col Basset.
| Tratto | Caratteristiche | Attenzione |
|---|---|---|
| Bardonecchia - Gleise | Asfalto e salita nel bosco | Possibile presenza di escursionisti e ciclisti |
| Gleise - Forte Foens | Sterrato con tornanti | Fondo variabile e visibilità ridotta nelle curve |
| Foens - Col Basset | Strada militare panoramica | Tratti stretti e pietre sul percorso |
| Col Basset - Forte Jafferau | Salita in quota, esposta e tecnica | Vento, ghiaia e cambiamenti rapidi del meteo |
Il cosiddetto Giro dei Forti misura circa 46 km, con approssimativamente 10 km asfaltati e 36 km sterrati. Oltre al Forte Foens e al Forte Jafferau, il tracciato può comprendere la Galleria dei Saraceni e il collegamento verso Pramand, ma questa parte è soggetta alle ordinanze dei comuni interessati.
La Galleria dei Saraceni è uno dei passaggi più riconoscibili del percorso, ma non va affrontata con leggerezza. L’interno può essere buio, umido e poco leggibile; se la strada è chiusa o transennata, non esiste una deviazione improvvisata legalmente percorribile. In montagna una barriera non è un suggerimento.
Quale moto scegliere per affrontare il percorso
Una maxienduro è perfettamente capace di arrivare al forte, ma la cilindrata non è il fattore decisivo. Su uno sterrato stretto e sassoso conta di più il peso della moto, la qualità degli pneumatici e la capacità di controllarla a bassa velocità.
- Enduro leggere da 250 a 500 cm³: sono la scelta più facile nei tornanti e nei tratti con pietre smosse.
- Medie cilindrate da 600 a 750 cm³: rappresentano il compromesso migliore tra trasferimenti stradali e guida sullo sterrato.
- Maxienduro oltre 900 cm³: adatte a piloti esperti, soprattutto se cariche di valigie o utilizzate in coppia.
- Moto stradali e scooter: sconsigliati, perché il fondo e la pendenza possono rendere difficili anche le sezioni apparentemente semplici.
Io preferisco una moto relativamente leggera, con ruote a raggi e pneumatici tassellati stradali. Il battistrada 50/50 è una soluzione equilibrata; gomme completamente stradali possono funzionare sul compatto asciutto, ma perdonano poco quando compare ghiaia profonda o fango.
Le valigie rigide aumentano il rischio di danni in caso di caduta e spostano il peso verso l’esterno. Per un giro giornaliero porterei il minimo indispensabile, con bauletto morbido o borsa posteriore, invece di viaggiare con tre grandi valigie piene.
Quando si può passare e cosa controllare prima di partire
Per l’estate 2026, il Comune di Bardonecchia indica l’apertura ai mezzi motorizzati dal 1° giugno al 30 settembre, nelle giornate di mercoledì e sabato, sempre se le condizioni meteorologiche e nivologiche lo permettono. Le date non sostituiscono la verifica sul posto: neve residua, frane, lavori o nuove ordinanze possono modificare l’accesso.
Prima della partenza controllerei tre elementi distinti:
- la pagina sulla mobilità del Comune di Bardonecchia;
- le ordinanze dei comuni di Bardonecchia, Oulx e Salbertrand;
- la segnaletica presente all’imbocco della strada.
Questo controllo è particolarmente importante perché il tracciato attraversa territori comunali diversi. Una strada aperta nel primo tratto può diventare non percorribile oltre il confine amministrativo. Anche il vicino Colle del Sommeiller ha regolamenti propri, inclusi possibili pedaggi, giornate di chiusura e limitazioni legate alla neve.
Non userei una traccia GPS vecchia come prova che il passaggio sia consentito. Le mappe registrano dove qualcuno è passato, non necessariamente dove oggi si possa circolare. La differenza sembra piccola, ma evita multe, rientri complicati e problemi con residenti o soccorritori.
Come preparare la giornata senza complicarsi il giro
Il percorso richiede più tempo di quanto suggerisca la distanza. Tra fondo irregolare, soste fotografiche, traffico lento e possibili attese, calcolerei almeno 4-6 ore per il Giro dei Forti, senza aggiungere il Sommeiller.
Equipaggiamento essenziale
- casco integrale o adventure, guanti con protezioni e stivali da fuoristrada;
- giacca impermeabile, perché in quota la temperatura può cambiare rapidamente;
- kit per forature, pompa o compressore compatto;
- acqua e cibo per l’intera giornata;
- supporto per navigazione, batteria esterna e traccia salvata offline;
- documenti, assicurazione e telefono carico.
Non farei affidamento sui rifornimenti in quota. Conviene partire da Bardonecchia con il serbatoio pieno e una riserva adeguata, soprattutto se si decide di collegare il giro con altre strade militari. Per le moto elettriche il problema è ancora più concreto: le colonnine non accompagnano il percorso d’alta quota, quindi l’autonomia reale deve includere salita, temperatura bassa e ritorno.
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Le regole di guida che contano davvero
La salita si affronta meglio in piedi sulle pedane nei tratti sconnessi, con braccia rilassate e velocità costante. In discesa eviterei di aggrapparmi al freno anteriore sui sassi mobili; è più efficace mantenere la moto composta e usare entrambi i freni con gradualità.
La strada è condivisa con pedoni, mountain bike, jeep e altri motociclisti. La polvere riduce la visibilità e spesso nasconde chi arriva in senso opposto. Rallentare prima della curva è molto più utile che correggere la traiettoria quando si è già dentro il tornante.
Il passaggio sullo Chaberton viene spesso associato allo stesso comprensorio, ma non è una normale prosecuzione del giro in moto. Le vecchie vie di accesso alla fortificazione hanno limitazioni specifiche e diversi tratti sono destinati alla percorrenza a piedi o in mountain bike. Confondere i due itinerari è uno degli errori più comuni.
Le estensioni migliori tra Sommeiller, Assietta e Finestre
Chi arriva da lontano può trasformare la salita allo Jafferau in un itinerario di più giorni. Il collegamento più interessante comprende Colle delle Finestre, Strada dell’Assietta, Bardonecchia e Colle del Sommeiller, ma non lo considererei un giro da improvvisare in una sola giornata.
| Estensione | Perché sceglierla | Impegno |
|---|---|---|
| Colle delle Finestre | 33 tornanti e grande panorama sulla Val di Susa | Medio |
| Strada dell’Assietta | Alta quota, fondo sterrato e paesaggio aperto | Medio, con regole proprie |
| Colle del Sommeiller | Salita fino a quasi 3.000 metri | Più tecnico nell’ultimo tratto |
Il Sommeiller è spettacolare, ma la sezione oltre il Rifugio Scarfiotti può diventare molto pietrosa. Io lo aggiungerei solo con meteo stabile, pneumatici adatti e margine di tempo per tornare indietro. Una traccia complessiva da oltre 200 km e 6.000 metri di dislivello è un viaggio vero, non una semplice deviazione domenicale.
Per un primo giro sceglierei invece un programma più semplice: arrivo a Bardonecchia, salita al Forte Jafferau, pausa panoramica e rientro. In questo modo si capisce il fondo, si verifica il comportamento della moto e si lascia spazio agli imprevisti senza trasformare la giornata in una corsa contro il buio.
Il modo migliore per ricordare la salita allo Jafferau
La strada militare dello Jafferau dà il meglio quando viene affrontata con rispetto. La moto giusta aiuta, ma contano ancora di più il giorno corretto, una verifica delle ordinanze e una guida fluida.
Partirei presto, eviterei i giorni di maltempo e terrei un ritmo compatibile con escursionisti e ciclisti. Il premio non è soltanto il forte in cima, ma l’intero viaggio tra gallerie, fortificazioni e panorami che cambiano a ogni tornante.