Una strada d’Appennino può sembrare breve sulla mappa e richiedere molto più tempo del previsto in sella. Il passo dello Zovallo è proprio questo tipo di itinerario: un valico panoramico tra Val Nure e Val Ceno, interessante per chi ama le curve, i boschi e i collegamenti con il Tomarlo e la Val d’Aveto. Qui raccolgo posizione, percorso consigliato, condizioni della strada, periodo migliore e indicazioni pratiche per organizzare un giro in moto senza sottovalutare quota e isolamento.
Un valico appenninico ideale per un giro in moto ragionato
- Quota di circa 1.405 metri, tra le province di Piacenza e Parma.
- Il collegamento principale è la SP 654R, ex SS 654 di Val Nure.
- Da Piacenza al valico si percorrono circa 70 km, con tempi variabili tra 1 ora e 45 minuti e 2 ore e 30 minuti.
- Il percorso rende di più se abbinato al Passo del Tomarlo e alla Val d’Aveto.
- Il fondo può presentare crepe, avvallamenti, sporco e umidità, soprattutto nei tratti boschivi.

Dove si trova e cosa aspettarsi dal passo dello Zovallo
Il valico si trova sull’Appennino ligure, al confine tra il territorio piacentino e quello parmense, tra i comuni di Ferriere e Bedonia. Collega la Val Nure con la Val Ceno e rappresenta uno dei passaggi più interessanti dell’alta montagna emiliana per chi si muove in moto.
La strada sale dalla zona di Piacenza attraverso Ponte dell’Olio, Bettola, Farini, Ferriere e Selva di Ferriere. Il tratto finale entra in un ambiente più selvaggio, con faggete, radure e tornanti, mentre la vegetazione limita spesso la vista diretta sulla valle.
Non bisogna aspettarsi un piazzale alpino pieno di bar, negozi e servizi. In cima ci sono soprattutto strada, bosco e alcuni spazi per una breve sosta. Io considero questo un punto di forza, ma impone di arrivare con benzina, acqua e una traccia offline già pronti.
L’itinerario in moto più equilibrato
Da Piacenza a Ferriere
Partendo da Piacenza, la salita lungo la Val Nure è progressiva e adatta anche a chi non cerca una guida aggressiva. Il tratto fino a Bettola è relativamente scorrevole, mentre dopo Farini la strada diventa più raccolta e richiede maggiore attenzione a curve cieche, attraversamenti e variazioni del fondo.
Da Ferriere si entra nella parte più montana del giro. Superata Selva di Ferriere, il traffico diminuisce e il paesaggio diventa più fitto. In questa zona preferisco mantenere un ritmo regolare, perché la visibilità conta più della velocità: dietro una curva si possono trovare auto lente, ciclisti, animali o materiale trascinato dalla pioggia.
Un giro semplice da seguire
| Tratto | Distanza indicativa | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Piacenza - Bettola | Circa 45 km | Fondovalle, curve ampie e numerosi centri abitati |
| Bettola - Ferriere | Circa 30 km | Strada più sinuosa, boschi e salita costante |
| Ferriere - Zovallo | Circa 17 km | Alta montagna, curve cieche e fondo più variabile |
| Zovallo - Tomarlo | Circa 10-15 km | Collegamento panoramico verso l’alta Val d’Aveto |
Le distanze sono indicative e dipendono dal punto preciso di partenza e dal tracciato scelto. Per un’uscita giornaliera, l’andata da Piacenza fino al valico e il rientro dalla stessa strada sono già sufficienti. Per un giro più completo, invece, conviene proseguire verso il Tomarlo e chiudere l’anello passando da Santo Stefano d’Aveto, Rezzoaglio e la Val d’Aveto.
Curve e fondo stradale richiedono una guida pulita
Il passo non è difficile per la quota o per la pendenza, ma può diventarlo se affrontato con il ritmo sbagliato. La strada alterna curve medio-veloci, tornanti e tratti con asfalto irregolare. Alcune recensioni di motociclisti segnalano avvallamenti, rattoppi, dossi e crepe, condizioni che possono cambiare dopo l’inverno o dopo lavori di manutenzione.
Su una naked o su una sport-touring il percorso è piacevole, mentre una supersportiva rigida può risultare meno comoda nei tratti sconnessi. Anche scooter di media cilindrata e moto leggere possono affrontarlo senza problemi, purché si tenga conto della distanza tra i rifornimenti e non si confonda una strada panoramica con un circuito.
- Entrare in curva con una velocità già sotto controllo.
- Lasciare margine verso la linea centrale, spesso invasa dalle auto in curva.
- Controllare l’asfalto dopo temporali, soprattutto nei tratti ombreggiati.
- Prestare attenzione a foglie, ghiaia e rami nelle zone boschive.
- Evitare di fermarsi all’esterno di una curva senza visibilità.
La mia regola per questo tipo di strada è semplice: se non riesco a vedere l’uscita della curva, considero la curva ancora da iniziare. Il piacere arriva dalla continuità del percorso, non dal tentativo di trasformare ogni tornante in una prova di coraggio.
Perché abbinarlo al Tomarlo e alla Val d’Aveto
Il valico dà il meglio quando viene inserito in un itinerario più ampio. Poco distante si trova il Passo del Tomarlo, a quota superiore, collegato alla Val d’Aveto da una strada che alterna falsopiani, curve e aperture panoramiche. Insieme, i due passi formano un passaggio naturale tra Emilia e Liguria.
L’anello lungo per una giornata intera
Un itinerario completo può partire da Piacenza, risalire la Val Nure fino al valico, continuare verso Tomarlo e Santo Stefano d’Aveto, quindi scendere verso Rezzoaglio e rientrare attraverso la Val d’Aveto. A seconda del punto di ritorno e delle deviazioni, si arriva facilmente a 220-280 km complessivi.
Questo giro richiede in genere una giornata intera, soprattutto se si inseriscono soste fotografiche e una pausa pranzo. Non lo sceglierei per una prima uscita primaverile con poche ore di luce: tra curve, traffico locale e possibili rallentamenti, il tempo effettivo in sella è maggiore di quanto suggerisca il navigatore.
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L’alternativa verso la Val Ceno
Chi preferisce un percorso meno orientato verso la Liguria può scendere verso Bedonia e la Val Ceno. Questa soluzione è interessante per chi vuole un giro più tranquillo, con borghi e fondovalle alternati ai tratti di montagna. Il vantaggio è la varietà; lo svantaggio è che il rientro richiede una pianificazione più precisa delle soste.
Quando partire e cosa controllare prima della partenza
Il periodo migliore va generalmente da fine primavera a inizio autunno, quando il rischio di neve e ghiaccio è più basso. Anche in estate, però, la quota porta temperature fresche al mattino e cambi rapidi del meteo. In primavera e in autunno partirei sempre con uno strato impermeabile nello zaino.
Prima di partire controllo tre aspetti. Il primo è la situazione della viabilità provinciale, perché lavori o limitazioni temporanee possono interessare ponti e tratti della SP 654R. Il secondo è il meteo in quota, che può essere molto diverso da quello di Piacenza. Il terzo è l’autonomia della moto.
- Partire con il serbatoio pieno o fare rifornimento a Bettola o Ferriere.
- Portare una giacca antipioggia anche nelle giornate limpide.
- Usare il navigatore con mappe offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua.
- Controllare pressione e stato degli pneumatici prima della salita.
- Prevedere una sosta prima dell’ultimo tratto, dove i servizi diventano rari.
Non esiste un pedaggio per il valico. Il costo reale del giro dipende soprattutto da cilindrata, chilometri e pranzo, ma per una moto con consumi medi si può considerare una spesa carburante indicativa di 15-30 euro per il solo collegamento Piacenza-Zovallo e ritorno. Per l’anello completo il budget cresce in proporzione alla distanza.
Il modo giusto di vivere lo Zovallo in moto
Il passo dello Zovallo non va scelto per collezionare una foto davanti al cartello e ripartire subito. Il suo valore sta nel collegamento tra vallate, nella sensazione di entrare gradualmente in un Appennino più isolato e nella possibilità di costruire un itinerario personalizzato attorno a Tomarlo, Val Ceno e Val d’Aveto.
Io lo consiglierei a chi cerca una giornata di guida fluida e paesaggistica, non a chi vuole soltanto curve ravvicinate e asfalto perfetto. Con una partenza anticipata, un controllo della viabilità e un ritmo prudente nei tratti ciechi, questo angolo d’Emilia può diventare una delle uscite più equilibrate del calendario motociclistico.