Una giornata tra pascoli, boschi e panorami sulla pianura veneta può diventare un ottimo itinerario in moto, ma il Giro delle Malghe di Caltrano richiede qualche attenzione in più rispetto a un normale percorso asfaltato. In questa guida descrivo l’anello, le malghe più interessanti, i tratti adatti alle diverse moto, le soste gastronomiche e i controlli da fare prima della partenza.
Un anello panoramico tra malghe e strade di montagna
- Lunghezza: circa 14,7 km per l’anello principale.
- Dislivello: intorno ai 404 metri, con quota massima di circa 1.389 metri.
- Percorso: prevalentemente asfaltato, con deviazioni su strade bianche e sterrate.
- Malghe: Carriola, Paù, Sunio, Foraoro, Serona e Fondi.
- Moto consigliata: crossover, enduro stradale o moto leggera con buona luce a terra.
- Periodo ideale: da fine primavera all’inizio dell’autunno, verificando sempre apertura e condizioni delle strade.

Che cosa rende interessante questo itinerario
Il percorso si trova sul margine sud-occidentale dell’Altopiano di Asiago, nel territorio montano di Caltrano. La sua caratteristica più piacevole è la combinazione tra strade tranquille, pascoli d’alta quota e viste aperte sulla Val d’Astico e sulla pianura veneta.
Non è un itinerario pensato per cercare velocità o pieghe impegnative. Io lo considero più adatto a una guida rilassata, con diverse soste per osservare il paesaggio, acquistare prodotti locali e lasciare passare escursionisti, ciclisti e animali al pascolo.
L’anello principale misura circa 14,7 chilometri, ma la distanza reale può aumentare se si percorrono tutte le deviazioni verso le malghe. Il dislivello di circa 404 metri non è proibitivo, tuttavia il fondo può cambiare rapidamente dopo pioggia, gelo o lavori forestali.
Il percorso da seguire in moto
Partenza dal Bar Alpino
Uno dei punti di accesso più pratici è la località Pozza del Favero, nei pressi del Rifugio Bar Alpino, raggiungibile dalla zona di Cesuna passando vicino al cimitero militare di Magnaboschi. Da qui si può percorrere l’anello in senso antiorario, seguendo la segnaletica del Giro delle Malghe.
La prima parte conduce verso Malga Carriola e poi alla deviazione per Malga Paù. Queste strade secondarie sono interessanti per una moto con pneumatici misti, mentre con una sport-tourer pesante preferirei restare sul tracciato principale e visitare le malghe raggiungibili più comodamente.
Da Bocchetta Paù a Malga Serona
Proseguendo si arriva verso Bocchetta Paù, uno dei punti panoramici più belli dell’anello. La vista si apre sulla Val d’Astico e sulle montagne vicentine, con un ambiente molto più arioso rispetto ai brevi tratti nel bosco.
La strada continua verso Malga Sunio e poi offre una deviazione per Malga Foraoro, posta a circa 1.375 metri. La salita finale può presentare fondo irregolare, quindi conviene affrontarla in piedi sulle pedane solo se si ha esperienza e mantenendo una velocità molto bassa.
La sosta principale a Malga Serona
Dopo circa 1,7 chilometri dalla deviazione per Foraoro si raggiunge la zona di Malga Serona. È una delle tappe più complete per chi vuole unire guida e gastronomia, perché qui si possono trovare formaggi, salumi e altri prodotti della malga, compreso l’Asiago DOP prodotto localmente.
Da Serona si può proseguire verso Malga Fondi, dove sono disponibili prodotti come formaggi, yogurt e pane, quando la struttura è aperta. Dopo la tappa si completa l’anello tornando verso il punto di partenza, passando nei pressi di alcune ex malghe e della cappella dedicata a San Giovanni Gualberto.
| Tappa | Perché fermarsi | Attenzione in moto |
|---|---|---|
| Malga Carriola | Pascoli e atmosfera alpina | Verificare lo stato della deviazione |
| Malga Paù | Breve deviazione e ambiente rurale | Fondo non sempre uniforme |
| Malga Foraoro | Panorama sulla pianura | Salita sterrata più impegnativa |
| Malga Serona | Pranzo e acquisto di formaggi | Controllare giorni e orari di apertura |
| Malga Fondi | Vendita diretta di prodotti locali | Possibili animali e mezzi agricoli |
Quale moto scegliere per il Giro delle Malghe
Il tratto principale è alla portata di molte moto stradali, ma non tutte sono ugualmente adatte alle deviazioni. Una crossover di media cilindrata, una enduro stradale o una scrambler affrontano meglio ghiaia, buche e brevi tratti sconnessi.
Con una naked o una sport-tourer si può comunque fare il giro, a patto di non inseguire ogni deviazione. Il punto decisivo non è la cilindrata, bensì la combinazione tra peso, altezza da terra, pneumatici e capacità del pilota.
- Moto stradale: adatta al percorso principale, con prudenza sulle deviazioni.
- Crossover: la soluzione più equilibrata per asfalto e sterrato leggero.
- Enduro specialistica: utile solo se si intendono esplorare varianti più tecniche, sempre nel rispetto dei divieti.
- Scooter: possibile sui tratti asfaltati, ma poco indicato per fondi sconnessi o ghiaia.
Io eviterei pneumatici completamente stradali se le previsioni indicano pioggia. Sul bagnato, la ghiaia tende a spostarsi verso il centro della carreggiata e una curva apparentemente semplice può diventare molto scivolosa.
Quando partire e come preparare la giornata
Il periodo più piacevole va generalmente da giugno a settembre, quando molte malghe lavorano e le temperature in quota sono più gradevoli rispetto alla pianura. In primavera possono esserci fango, neve residua o tratti ancora sporchi, mentre in autunno il fondo può diventare umido e scivoloso già nel pomeriggio.
Prima di partire controllerei sempre tre aspetti. Il primo riguarda le condizioni meteorologiche, perché nuvole basse e temporali cambiano rapidamente la visibilità. Il secondo è l’apertura delle malghe, che può variare in base a stagione, giorno della settimana e gestione. Il terzo riguarda eventuali ordinanze locali o divieti temporanei per lavori e mezzi motorizzati.
Per una giornata completa suggerisco di calcolare almeno 4-5 ore, comprese le soste, anche se la percorrenza pura richiede molto meno. Partire presto aiuta a trovare meno traffico, parcheggiare con facilità e affrontare le strade bianche quando il fondo è ancora asciutto.
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Equipaggiamento utile
- Guanti con buona sensibilità sulle leve e protezione impermeabile.
- Strato termico leggero, anche in estate.
- Kit per riparazione pneumatici e piccolo compressore.
- Acqua, perché alcuni tratti sono esposti al sole.
- Supporto per navigatore o traccia offline, senza affidarsi soltanto alla copertura telefonica.
Gli errori da evitare lungo l’anello
Il primo errore è considerare l’intero percorso come una strada asfaltata continua. L’anello è in buona parte agevole, ma le deviazioni verso alcune malghe possono essere sterrate e presentare pietre, solchi o fondo smosso.
Il secondo è arrivare senza aver verificato le soste. Una malga può essere chiusa, avere orari ridotti oppure richiedere prenotazione per il pranzo. Per questo porterei sempre con me una soluzione alternativa, soprattutto se il giro viene fatto fuori stagione.
Infine, bisogna guidare con rispetto per chi vive e lavora in montagna. Vacche, cavalli e mezzi agricoli possono occupare la carreggiata senza preavviso. Velocità moderata, scarico non rumoroso e nessuna sosta davanti agli ingressi fanno una differenza concreta.
Non seguirei alla cieca le tracce GPS trovate online. Una traccia può includere sentieri, mulattiere o percorsi adatti alle MTB ma non autorizzati alle moto. La segnaletica sul posto e i divieti hanno sempre la precedenza sul navigatore.
Il modo migliore per vivere questo giro
Il Giro delle Malghe di Caltrano dà il meglio se lo si affronta come un itinerario di mototurismo, non come una prova speciale. La parte più riuscita, secondo me, è alternare brevi tratti di guida a soste panoramiche, assaggi locali e qualche deviazione scelta con criterio.
Per chi arriva da Lusiana, Bassano del Grappa o Monte Corno è possibile inserirsi nell’anello anche dalla zona di Bocchetta Granezza. In questo modo il giro può diventare una tappa di un itinerario più ampio sull’Altopiano di Asiago, con strade asfaltate panoramiche e un finale gastronomico a Serona o Fondi.
La scelta più equilibrata resta una moto versatile, una giornata asciutta e un programma senza tempi stretti. Così il percorso conserva il suo vero fascino: pochi chilometri, tanta varietà e un ritmo che lascia spazio al paesaggio.