Una strada di crinale, curve continue e panorami che cambiano a ogni valico: la Route des Crêtes nei Vosgi è uno degli itinerari francesi più interessanti da affrontare in moto partendo dall’Italia. In questo articolo trovi il percorso, le tappe migliori, il periodo giusto, il tipo di moto più adatto e gli accorgimenti per goderti la guida senza sottovalutare meteo, traffico e chiusure stagionali.
La strada panoramica dei Vosgi da vivere senza fretta
- Estensione di circa 73-80 km, secondo i punti di partenza e arrivo.
- Collega zone come Uffholtz, il Grand Ballon, il Markstein, il Col de la Schlucht e il Col du Bonhomme.
- Il periodo migliore va da maggio a ottobre, ma in quota il clima resta variabile.
- La strada viene normalmente chiusa in inverno, spesso dalla metà di novembre.
- È adatta a naked, touring, crossover e adventure, con prudenza su asfalto irregolare e brecciolino.

Dove passa la Route des Crêtes e perché merita il viaggio
La Route des Crêtes attraversa il massiccio dei Vosgi, nel nord-est della Francia, all’interno del Parco naturale regionale dei Ballons des Vosges. Il tratto turistico viene indicato con lunghezze leggermente diverse, ma per un viaggio in moto considera circa 80 km di strada panoramica tra il Col des Bagenelles e Uffholtz.
Il tracciato tocca alcuni dei punti più rappresentativi della zona, tra cui il Grand Ballon, la vetta più alta dei Vosgi, il Markstein, il massiccio dell’Hohneck e il Col de la Schlucht. Nelle giornate limpide si vedono la pianura alsaziana, la Foresta Nera e, dai punti più favorevoli, anche rilievi alpini lontani.
Non è una strada da affrontare soltanto per collezionare curve. La sua origine è legata alla logistica militare della Prima guerra mondiale e ancora oggi il fascino principale sta nell’alternanza tra boschi, pascoli d’alta quota, valichi e lunghi balconi naturali. Personalmente la considero più interessante quando si guida con un ritmo regolare, lasciando spazio alle soste, invece di trasformarla in una gara tra motociclisti.
Il percorso in moto che sceglierei
Per un primo giro suggerisco di percorrere l’itinerario da sud verso nord, partendo da Uffholtz o Cernay e arrivando verso il Col du Bonhomme. In questo modo si incontrano progressivamente il Grand Ballon, il Markstein e il settore dell’Hohneck, con diversi punti panoramici e possibilità di interrompere il percorso nelle valli.
| Zona | Cosa offre | Perché fermarsi |
|---|---|---|
| Uffholtz e Vieil Armand | Accesso meridionale e memoria storica | Buon punto di partenza per organizzare il giro |
| Grand Ballon | Quota elevata e panorama ampio | È il riferimento principale del massiccio |
| Markstein | Strada piacevole e area escursionistica | Utile per una pausa o una deviazione |
| Hohneck e Col de la Schlucht | Curve, boschi e viste sulle valli | È il tratto più scenografico per molti motociclisti |
| Col du Bonhomme | Uscita settentrionale e collegamenti verso l’Alsazia | Permette di chiudere il giro verso Ribeauvillé o Colmar |
La percorrenza effettiva richiede almeno 2 ore e mezza o 3 ore di guida, senza contare fotografie, carburante e soste. Per un’esperienza più completa io metterei in conto una giornata intera, aggiungendo una discesa verso Munster, Gérardmer o la strada dei vini alsaziana.
Quando partire e come gestire le chiusure
In quota la stagione motociclistica è più breve rispetto alla pianura. Il periodo più affidabile va da maggio a ottobre, mentre aprile e novembre possono offrire giornate splendide oppure neve, ghiaccio e tratti ancora chiusi.
La strada viene normalmente chiusa al traffico durante l’inverno, spesso dalla metà di novembre fino alla primavera. Non bisogna confondere la presenza di una mappa o di una traccia GPS con l’effettiva transitabilità: dopo nevicate e gelate alcune sezioni possono restare inaccessibili anche quando le valli sono completamente sgombre.
Prima di partire controllerei sempre tre informazioni nello stesso momento:
- stato delle strade e ordinanze locali;
- previsioni specifiche per le quote del Grand Ballon e dell’Hohneck;
- eventuali manifestazioni ciclistiche, sportive o lavori sul percorso.
Il meteo cambia rapidamente. Una partenza con 20 gradi a valle può trasformarsi in una guida con 10 gradi in meno sui crinali, vento forte e visibilità ridotta. Giacca impermeabile, guanti adatti e uno strato termico leggero occupano poco spazio e spesso fanno la differenza.
Quale moto usare e come guidare sui Vosgi
La Route des Crêtes non richiede una moto specialistica. Una crossover di media cilindrata, una naked o una sport-touring sono probabilmente le scelte più equilibrate. Anche una maxi-enduro funziona bene, soprattutto se il viaggio comprende molte strade secondarie, ma non serve avere pneumatici tassellati per il tracciato principale.
Una sportiva estrema può regalare soddisfazioni nei tratti più puliti, ma la posizione di guida e la rigidità dell’assetto diventano meno piacevoli sulle sezioni rovinate. Scooter e moto leggere sono utilizzabili, purché in buone condizioni e con autonomia sufficiente per non dover cercare un distributore proprio nel settore più isolato.
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Gli aspetti da non sottovalutare
Il pericolo maggiore non è la difficoltà tecnica delle curve, bensì la combinazione di fattori imprevedibili. Si possono incontrare brecciolino, umidità, foglie, animali, ciclisti, camper e auto che invadono la traiettoria.
- Entra nelle curve cieche con margine, senza impostare il ritmo sulla velocità del veicolo davanti.
- Evita di tagliare la linea centrale, soprattutto nei tornanti e vicino ai valichi.
- Controlla la pressione degli pneumatici prima della salita.
- Lascia spazio per frenare quando il fondo cambia colore o consistenza.
- Riduci il ritmo nei weekend estivi, quando il traffico può aumentare sensibilmente.
La mia regola su queste strade è semplice: se non riesco a vedere l’uscita della curva, considero la curva ancora da affrontare. Il piacere arriva dalla continuità del percorso, non dal tentativo di sfruttare ogni metro come fosse una pista.
Le soste che rendono speciale l’itinerario
Il Grand Ballon è la tappa più ovvia, ma non necessariamente quella dove fermarsi più a lungo. Il vento può essere intenso e nei periodi affollati i parcheggi si riempiono rapidamente. Conviene approfittare dei punti panoramici meno celebri lungo il crinale, spesso più tranquilli e altrettanto belli.
Il settore dell’Hohneck e del Col de la Schlucht merita tempo per la combinazione di curve, foreste e viste sulle vallate. Da qui si possono aggiungere deviazioni verso Munster o Gérardmer, trasformando il giro panoramico in un itinerario di una o due giornate.
Per una pausa gastronomica sceglierei i paesi nelle valli, dove è più facile trovare ristoranti e servizi rispetto alla sommità dei passi. È anche l’occasione per provare specialità locali come munster, piatti a base di patate e preparazioni alsaziane, senza dipendere dai pochi punti di ristoro aperti in quota.
Chi arriva dall’Italia può abbinare il percorso a Colmar e alla strada dei vini, oppure inserirlo in un viaggio più ampio tra Alsazia, Lorena e Germania. In questo caso suggerisco di non concentrare tutto in una sola giornata: il valore dell’itinerario sta anche nelle strade di collegamento, non soltanto nella dorsale principale.
Come preparare un giro senza brutte sorprese
Per un’escursione di un giorno bastano una traccia offline, una power bank e una pianificazione realistica dei rifornimenti. Non darei per scontata la copertura telefonica continua sui crinali e terrei almeno un quarto di serbatoio come riserva prima di salire nei tratti più isolati.
Meglio dividere il viaggio in blocchi di 30-40 km, indicando sulla traccia i punti di sosta e le vie di rientro verso valle. Se il cielo si chiude o il fondo peggiora, una deviazione di pochi chilometri può essere molto più intelligente che insistere sulla cresta.
Per la navigazione userei il GPS come supporto e non come autorità assoluta. Le applicazioni possono proporre strade secondarie chiuse, accessi stagionali o percorsi poco adatti a una moto stradale. La segnaletica locale e le ordinanze temporanee hanno sempre la precedenza.
Il modo migliore per ricordare questo giro
La Route des Crêtes dà il meglio quando viene trattata come un viaggio panoramico, non come una semplice sequenza di tornanti. Scegli una giornata stabile, parti presto, porta abbigliamento adatto alla quota e lascia abbastanza tempo per fermarti nei punti che non avevi previsto.
Con queste attenzioni, il percorso diventa un ottimo itinerario internazionale per chi parte dall’Italia e cerca curve accessibili, paesaggi diversi e una guida piacevole senza affrontare l’impegno delle grandi strade alpine. Il dettaglio più importante resta controllare l’apertura del tracciato poco prima della partenza, perché nei Vosgi la montagna decide spesso il ritmo del viaggio.