La strada del Passo della Futa mette insieme ciò che cerco in un itinerario in moto sull’Appennino: curve leggibili, boschi, dislivello e abbastanza varianti per costruire un giro di una giornata. Qui raccolgo il percorso più piacevole, le difficoltà reali, i periodi migliori, le soste utili e gli accorgimenti che fanno la differenza tra una bella uscita e una giornata troppo affaticante.
La Futa dà il meglio con ritmo, prudenza e qualche sosta ben scelta
- Valico a circa 903 metri tra Emilia-Romagna e Toscana.
- Il percorso classico segue la storica SS65, oggi indicata in diversi tratti anche come SP65.
- Da Pianoro al passo, con le varianti più comuni, si percorrono circa 80-100 chilometri.
- La strada è adatta a naked, sport-tourer, maxi-enduro e scooter di cilindrata adeguata.
- Il momento migliore è tra tarda primavera e inizio autunno, evitando pioggia, nebbia e ore di maggiore affollamento.

Il percorso classico da Bologna al Passo della Futa
Per chi parte da Bologna, il punto d’ingresso più naturale è Pianoro. Da qui si imbocca la strada della Futa verso Loiano e Monghidoro, entrando gradualmente in un ambiente più appenninico. Il tratto iniziale alterna curve ampie e brevi rettilinei, mentre salendo diventano più frequenti i tornanti e le curve cieche.
Il valico si trova a circa 903 metri di quota. La salita non è estrema, ma richiede attenzione perché il fondo può cambiare rapidamente, soprattutto nei tratti ombreggiati. Io considero il tratto tra Loiano, Monghidoro e il passo quello più interessante per imparare il ritmo della strada, senza trasformare ogni curva in una prova di velocità.
| Partenza o arrivo | Caratteristiche | Distanza indicativa |
|---|---|---|
| Pianoro | Accesso comodo da Bologna, curve progressive | Circa 40-45 km fino a Loiano |
| Loiano e Monghidoro | Tratto più guidato, boschi e tornanti | Circa 30-40 km fino al passo |
| Barberino di Mugello | Discesa toscana verso il Mugello | Circa 25-35 km dal valico |
Un giro completo da Bologna può superare facilmente i 180-220 chilometri se si torna da un percorso diverso. Per questo consiglio di non valutare la Futa solo come una salita da percorrere avanti e indietro: il vero piacere sta nel collegarla con il Mugello, il Lago di Bilancino o una deviazione verso la Raticosa.
Come affrontare curve, tornanti e traffico
La Futa non è una pista. È una strada aperta al traffico, con auto, ciclisti, mezzi agricoli e motociclisti dal ritmo molto diverso. La regola che applico sempre è semplice: entrare in curva abbastanza piano da poter correggere la traiettoria. L’uscita deve essere il momento in cui si riapre il gas, non quello in cui si spera che la curva finisca.
Le difficoltà che si incontrano davvero
- Curve cieche con possibile presenza di veicoli che invadono la corsia.
- Asfalto umido sotto gli alberi, anche quando il resto della strada è asciutto.
- Foglie, ghiaia e detriti nei punti meno esposti al sole.
- Traffico intenso nei fine settimana, specialmente nelle ore centrali.
- Temperatura più bassa in quota rispetto alla pianura, con rischio di nebbia al mattino.
Il margine di sicurezza conta più della potenza. Una moto con pneumatici in ordine, sospensioni ben regolate e freni efficienti rende il giro molto più piacevole di una sportiva potente ma guidata fuori dal proprio ritmo. Anche il passeggero apprezza una guida fluida, soprattutto nei tornanti in salita.
Superare è possibile solo dove consentito e con visibilità completa. Io eviterei qualsiasi sorpasso prima di una curva o in prossimità di un dosso, anche quando la strada sembra libera. Su questo itinerario il rischio non viene dalle curve in sé, ma da ciò che può comparire oltre la linea di visuale.
Quale moto scegliere per questo itinerario
La strada è abbastanza varia da adattarsi a molte moto, ma ogni categoria offre un’esperienza diversa. Una naked o una sport-tourer di media cilindrata rappresenta spesso il compromesso migliore, perché combina agilità, comfort e una buona protezione dall’aria.
| Tipo di moto | Punti di forza | Limiti da considerare |
|---|---|---|
| Naked | Agile, intuitiva e divertente nelle curve | Protezione aerodinamica limitata nei trasferimenti |
| Sport-tourer | Stabile, comoda e adatta ai chilometri | Può risultare più impegnativa nei tornanti stretti |
| Maxi-enduro | Posizione dominante e grande comfort | Peso più evidente nelle manovre lente |
| Scooter | Facile da usare e pratico nelle soste | Meno margine nei tratti veloci e sconnessi |
Non serve una moto specialistica. Servono soprattutto pneumatici in buono stato, pressione controllata a freddo e una posizione di guida che permetta di muovere bene il corpo. Prima di partire controllerei anche pastiglie, catena, liquidi e autonomia, perché in quota i distributori non sono distribuiti con la stessa frequenza delle zone urbane.
Le varianti migliori per allungare il giro
Da Bologna verso Raticosa e Futa
Chi parte dall’area bolognese può costruire un anello includendo il Passo della Raticosa e poi dirigersi verso la Futa attraverso le strade dell’Appennino. È una soluzione interessante per chi vuole più curve e meno semplice andata e ritorno, ma richiede una navigazione preparata in anticipo, perché alcune strade secondarie sono strette e non sempre intuitive.
Dalla Futa al Mugello
Dal valico si può scendere verso Barberino di Mugello, proseguendo eventualmente fino al Lago di Bilancino. Questa variante aggiunge una parte più rilassata al giro e offre diverse possibilità per una pausa pranzo. La discesa, però, non va presa sottogamba: dopo molti chilometri di curve la stanchezza può far frenare tardi e irrigidire la traiettoria.
Leggi anche: Passi toscani in moto - gli itinerari più belli
Un itinerario più tranquillo
Per un’uscita turistica consiglio di partire dalla Toscana, salire verso il passo e fermarsi nei punti panoramici senza inseguire il cronometro. Il percorso diventa così adatto anche a chi viaggia con passeggero o con una moto carica, a patto di prevedere almeno una sosta ogni 60-70 chilometri.
La deviazione più bella non è sempre quella con più tornanti. A mio parere, alternare un tratto tecnico a una strada panoramica rende la giornata più completa e permette di arrivare a fine giro ancora lucidi, invece di vivere l’ultima ora solo come un trasferimento.
Quando andare e cosa controllare prima di partire
Il periodo più piacevole va indicativamente da maggio a ottobre, ma la quota modifica molto le condizioni. In primavera si possono trovare umidità, brevi tratti sporchi e temperature fresche; in estate il traffico aumenta nei festivi, mentre in autunno le foglie bagnate richiedono una guida particolarmente dolce.
Partirei presto al mattino oppure nel primo pomeriggio dei giorni feriali. Nei weekend assolati il piazzale del passo e le aree di ritrovo possono riempirsi rapidamente, rendendo più difficile parcheggiare e aumentando il traffico nei tratti più conosciuti.
- Controlla meteo e visibilità in quota, non solo la previsione della città di partenza.
- Verifica eventuali lavori o chiusure temporanee sui siti degli enti stradali locali.
- Scarica la mappa offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua nei boschi.
- Porta uno strato aggiuntivo: al passo possono esserci diversi gradi in meno rispetto alla pianura.
- Prevedi carburante sufficiente per la variante scelta e non affidarti al primo distributore disponibile.
Per la navigazione imposto sempre due o tre punti intermedi, ad esempio Loiano, Monghidoro e il Passo della Futa. In questo modo l’app non mi porta automaticamente sulle strade più rapide, che spesso eliminano proprio i tratti più belli dell’itinerario.
Il modo giusto per godersi la Futa fino all’ultima curva
Il Passo della Futa merita il viaggio perché offre un equilibrio raro tra accessibilità e qualità della guida. Non è necessario percorrerlo forte: con una velocità regolare, una traiettoria pulita e qualche sosta si apprezzano meglio il paesaggio, la storia della strada e le differenze tra il versante emiliano e quello toscano.
La mia scelta sarebbe un giro feriale da 180-220 chilometri complessivi, con partenza presto, pranzo leggero e rientro prima del buio. È una formula semplice, ma lascia spazio alla cosa più importante: scendere dalla moto con la sensazione di aver guidato bene, non soltanto di aver collezionato curve.