Una strada stretta, una sequenza di tornanti e il paesaggio aperto della Lessinia fanno del Passo Fittanze della Sega una meta interessante per chi viaggia in moto tra Veneto e Trentino. Qui trovi quota, accessi, difficoltà reale, periodo migliore e un itinerario ad anello pensato per godersi la guida senza trasformare l’uscita in una semplice corsa al valico.
La salita giusta per scoprire la Lessinia in moto
- Quota di arrivo intorno ai 1.399 metri, sul confine tra Veneto e Trentino.
- Il versante da Sdruzzinà e Ala è il più impegnativo, con pendenze che raggiungono circa il 15-18% in alcuni tratti.
- Da Erbezzo l’accesso è più semplice e adatto anche a chi preferisce un’andatura turistica.
- La strada è asfaltata, ma presenta tornanti stretti, visibilità limitata e pochi servizi in quota.
- Il giro rende di più se abbinato a Erbezzo, Sega di Ala, Bosco Chiesanuova o alla Val d’Adige.

Dove si trova e perché merita una deviazione
Il valico si trova sui Monti Lessini, nel territorio di Erbezzo, a ridosso del confine provinciale tra Verona e Trento. La quota è di circa 1.399 metri e il punto di passaggio collega l’altopiano lessinico con la zona di Sega di Ala e la Vallagarina.
Per me il suo pregio principale non è la fama del nome, ma il cambio di ambiente durante la salita. Dal fondovalle si parte tra boschi e pareti rocciose, poi la strada si apre sui pascoli di Sega di Ala e sugli spazi più luminosi dell’altopiano. In pochi chilometri si passa da una guida concentrata sui tornanti a un tratto panoramico dove viene naturale rallentare.
La strada è conosciuta anche come Passo delle Fittanze o Passo Fittanze della Sega. Il nome può creare qualche confusione nei navigatori, quindi conviene inserire come riferimento anche Sega di Ala ed Erbezzo, verificando sempre il percorso completo prima della partenza.
Quale versante scegliere in moto
La salita da Ala e Sdruzzinà
L’accesso più spettacolare e tecnico parte dalla SS12, nei pressi di Sdruzzinà, frazione di Ala. Da qui si imbocca la SP211 dei Monti Lessini, una salita di circa 14 chilometri fino al valico, con un dislivello vicino ai 1.240 metri.
I primi chilometri richiedono attenzione. La pendenza resta spesso intorno al 10%, con tornanti ravvicinati e alcuni passaggi più duri. Dopo una breve pausa nella zona di Malga Riondera, la strada torna a salire con rampe che possono avvicinarsi al 15-18%. Il tratto finale verso Sega di Ala è invece più rilassato e permette di recuperare ritmo.
In moto non è una salita impossibile, ma non va affrontata come una normale strada panoramica. I tornanti sono numerosi, la carreggiata può sembrare stretta e in curva non sempre si vede chi arriva dall’altra parte. Io terrei una marcia bassa, userei il freno motore e lascerei sempre margine per correggere la traiettoria.
L’accesso da Erbezzo
Dal lato veronese si raggiunge il passo partendo da Erbezzo e seguendo le indicazioni per il valico. È il versante più adatto a chi cerca una guida fluida, con pendenze generalmente più gestibili e un ambiente aperto che invita alle soste fotografiche.
Questo non significa che sia una strada da prendere alla leggera. In alta stagione si incontrano ciclisti, auto dirette alle malghe e motociclisti che tagliano le curve. La regola migliore è semplice: ingresso lento nel tornante, moto larga quanto basta e accelerazione solo quando l’uscita è completamente libera.
| Accesso | Punti forti | A chi lo consiglio |
|---|---|---|
| Sdruzzinà - Ala | Salita tecnica, tornanti, panorama sulla Val d’Adige | Motociclisti con un minimo di esperienza |
| Erbezzo | Pendenze più dolci e guida turistica | Chi vuole visitare la Lessinia senza forzare il ritmo |
| Sega di Ala | Pascoli, boschi e tratto finale panoramico | Chi cerca una tappa tranquilla in quota |
Un itinerario ad anello che funziona davvero
Il giro più equilibrato parte dalla Val d’Adige e sale da Ala. Dopo il passaggio a Sdruzzinà, la SP211 conduce verso Sega di Ala e poi al valico. Da qui si può scendere verso Erbezzo, continuare in direzione di Bosco Chiesanuova e rientrare attraverso la Lessinia occidentale.
- Partenza da Ala o da un punto della SS12 in Val d’Adige.
- Salita sulla SP211 passando da Sdruzzinà e Malga Riondera.
- Sosta a Sega di Ala prima dell’ultimo tratto verso il passo.
- Discesa dal lato di Erbezzo, con passo moderato nei tratti ciechi.
- Prosecuzione verso Bosco Chiesanuova oppure rientro verso Fosse e la Val d’Adige.
La parte più bella, a mio avviso, è non fermarsi al solo valico. Il tratto tra Sega di Ala ed Erbezzo offre un paesaggio più ampio e meno nervoso, mentre la discesa verso Fosse aggiunge altre curve e punti panoramici. Con soste brevi è un’uscita da mezza giornata; per includere malghe, pranzo e deviazioni nella Lessinia serve invece una giornata intera.
Chi arriva da Verona può costruire un anello passando dalla Valpolicella, Fosse, Erbezzo e il passo, per poi scendere verso Ala. È un giro più vario, con strade collinari nella prima parte e una salita alpina nella seconda. Il navigatore va impostato con attenzione, perché può proporre collegamenti sterrati o strade secondarie non adatte a una moto stradale.
Cosa vedere e dove fermarsi
Sega di Ala
La località si trova a circa 1.220 metri ed è il punto ideale per una pausa prima dell’ultimo tratto. Qui il paesaggio cambia: il bosco lascia spazio a pascoli e radure, con una sensazione di montagna più aperta. È anche il punto in cui conviene controllare carburante, acqua e abbigliamento, perché più avanti le occasioni di servizio diventano limitate.
Le malghe della Lessinia
Dal valico partono strade e percorsi verso malghe come Malga Lessinia e altre strutture dell’altopiano. Non tutte le vie sono asfaltate e alcune possono avere limitazioni stagionali. Con una naked o una sport-tourer io resterei sulle strade asfaltate; con una moto adventure valuterei gli sterrati solo dopo aver verificato fondo, divieti e condizioni locali.
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Erbezzo e Bosco Chiesanuova
Erbezzo è la sosta più naturale dal lato veronese, soprattutto per una pausa gastronomica. Bosco Chiesanuova offre invece più servizi e può diventare il punto di rifornimento prima di proseguire nella rete di strade della Lessinia.
Il Rifugio Castelberto e le zone alte dell’altopiano sono interessanti, ma non devono diventare una deviazione automatica in moto. Alcuni collegamenti sono adatti soprattutto a escursionisti o a mezzi enduro, mentre una strada bianca apparentemente semplice può diventare scomoda con pneumatici stradali e moto pesanti.
Quando andare e come preparare la moto
Il periodo più piacevole va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. In quota il clima cambia rapidamente: anche con una giornata calda in valle, al passo possono esserci vento, nebbia e temperature molto più basse. In autunno il colore dei boschi è notevole, ma le ore di luce si accorciano e l’umidità resta a lungo sull’asfalto.
Durante l’inverno neve, ghiaccio e ordinanze locali possono rendere il percorso inadatto o temporaneamente chiuso. Prima di partire controllo sempre viabilità, meteo e temperatura prevista al valico. Un’informazione trovata su una vecchia traccia GPS non basta per stabilire che la strada sia praticabile oggi.
- Controlla pressione e stato degli pneumatici, soprattutto se affronti la salita da Ala.
- Parti con il serbatoio già rifornito: in quota non è garantito trovare un distributore.
- Porta uno strato antivento e guanti più caldi del necessario.
- Evita di programmare la discesa al buio, perché curve e animali selvatici riducono il margine di sicurezza.
- Se viaggi in gruppo, lascia spazio tra le moto e non inseguire il ritmo del pilota davanti.
La moto ideale non deve essere potente. Una media cilindrata agile è spesso più piacevole di una maxi-tourer, soprattutto nei tornanti stretti. Anche uno scooter di cilindrata adeguata può affrontare l’itinerario, purché sia in ordine e non venga caricato oltre misura.
Gli errori che rovinano la salita
Il primo errore è sottovalutare il versante trentino perché la strada è asfaltata. Le pendenze impegnative arrivano presto e costringono a lavorare molto con frizione e freno posteriore, soprattutto sulle moto pesanti o con passeggero.
Il secondo è fermarsi in mezzo alla carreggiata per fotografare il panorama. I punti panoramici sono numerosi, ma è meglio cercare uno slargo sicuro e lasciare libero il passaggio. Un altro comportamento rischioso è tagliare la curva: in Lessinia può comparire un’auto, un ciclista o un trattore proprio quando la visuale sembra libera.
Infine, non trasformerei questo percorso in una gara. Il suo valore sta nella varietà del paesaggio e nella possibilità di collegare più strade interessanti. Un’andatura regolare permette di guidare meglio, consumare meno e arrivare al rientro con ancora energie.
Il modo migliore per ricordare questo valico
Il Passo delle Fittanze dà il meglio quando diventa il punto centrale di un giro tra Ala, Sega di Ala, Erbezzo e la Lessinia. La salita da Sdruzzinà offre la parte tecnica, il tratto in quota regala il paesaggio e il versante veronese permette di chiudere l’uscita con ritmi più rilassati.
Partirei presto, con meteo stabile e una moto ben controllata, lasciando spazio per una sosta senza fretta. È una meta concreta per chi ama gli itinerari motociclistici italiani: non serve inseguire la strada più famosa, quando una sequenza di curve ben scelta sa ancora offrire tutto quello che si cerca in una giornata in moto.