Tra il lago d’Idro e il Maniva si nasconde una strada alpina che premia la pazienza più della velocità. Il passo Baremone offre panorami notevoli, tornanti impegnativi e un tratto dal carattere quasi esplorativo: qui trovi quota, pendenze, itinerari consigliati, tipo di moto adatto e precauzioni da considerare prima della partenza.
Una salita panoramica da affrontare con preparazione
- Quota di circa 1.450 metri sul livello del mare.
- La salita da Anfo misura circa 11 km, con pendenza media del 9,2% e punte fino al 16%.
- Il tratto verso il Maniva può presentare fondo sterrato, ghiaia e carreggiata stretta.
- È più adatto a enduro stradali, crossover e scrambler che a moto sportive basse.
- Prima di partire bisogna controllare apertura, meteo e condizioni del fondo.

Dove si trova e perché merita il viaggio
Il Passo del Baremone, conosciuto anche come Passo del Marè, si trova in provincia di Brescia, tra la Val Sabbia e la Val Trompia. Il collegamento più scenografico parte da Anfo, sulle rive del lago d’Idro, e sale verso l’area del Maniva attraversando boschi, pareti rocciose e vecchie strade di montagna.
Il punto di partenza ad Anfo è a circa 380 metri di quota, mentre il valico arriva intorno ai 1.450 metri. In poco spazio si cambia completamente ambiente, passando dal paesaggio lacustre a quello delle Prealpi bresciane. È proprio questo contrasto, più della fama del passo, a rendere il percorso interessante.
Io lo considero un itinerario da assaporare senza fretta. Le visuali sulla Val Sabbia sono splendide, ma la strada richiede attenzione continua: curve cieche, pendenze marcate e protezioni non sempre presenti lasciano poco margine agli errori.
La salita da Anfo è breve solo sulla carta
Dal bivio di Anfo iniziano circa 11 chilometri di salita. La pendenza media si aggira sul 9,2%, con passaggi che possono arrivare al 16%. Non sono numeri proibitivi per una moto moderna, ma diventano impegnativi quando si sommano fondo sporco, tornanti stretti e visibilità ridotta.
Il ritmo giusto è regolare. Io eviterei di affrontare i tornanti usando troppo il freno posteriore o una marcia eccessivamente lunga: meglio entrare piano, mantenere la moto composta e sfruttare una risposta progressiva del motore. Nei tratti più ripidi, soprattutto con passeggero e bagagli, la gestione della frizione fa una differenza concreta.
| Dato | Valore indicativo | Cosa significa per chi guida |
|---|---|---|
| Partenza | Anfo, circa 380 m | Salita subito evidente dal fondovalle |
| Dislivello fino al passo | Circa 1.070 m | Motore, freni e temperatura lavorano a lungo |
| Lunghezza della salita | Circa 11 km | Tratto breve, ma tecnicamente intenso |
| Pendenza massima | Fino al 16% | Serve una buona gestione ai tornanti |
La presenza di ciclisti, escursionisti e veicoli agricoli non è rara. In curva bisogna quindi tenere una traiettoria prudente, senza tagliare l’interno e senza lasciarsi ingannare dalla sensazione di strada deserta.
Il collegamento con il Maniva cambia il carattere del giro
Raggiunto il rifugio e superata l’area del valico, il percorso può proseguire verso il Dosso Alto e il Giogo del Maniva. La distanza è di circa 13-14 chilometri, ma il dato più importante non è la lunghezza: è la qualità del fondo, che può alternare asfalto deteriorato, ghiaia e tratti sterrati.
Qui il Baremone smette di essere una semplice salita panoramica e diventa un itinerario da turismo d’avventura. Alcuni passaggi sono stretti e privi di protezioni laterali, perciò non consiglierei di affrontarli con una moto sportiva rigida, pneumatici molto stradali o poca esperienza sullo sterrato.
Il Maniva, posto a circa 1.664 metri, offre invece un punto logico per continuare il giro verso Bagolino, Collio o la Val Trompia. Le condizioni del collegamento possono cambiare durante la stagione: una traccia GPS aggiornata è utile, ma non sostituisce i cartelli e le eventuali ordinanze locali.
Quale moto portare sul percorso
La scelta della moto dipende soprattutto da quanto si vuole proseguire oltre il passo. Per la salita da Anfo può bastare quasi qualsiasi moto in buone condizioni, mentre il collegamento verso il Maniva premia mezzi più versatili e pneumatici con una discreta capacità di lavorare su fondo misto.
| Tipo di moto | Adatta? | Indicazione pratica |
|---|---|---|
| Enduro stradale | Sì | La scelta più equilibrata per asfalto rovinato e sterrato leggero |
| Crossover | Sì, con prudenza | Ottima sul misto, soprattutto con gomme non troppo stradali |
| Scrambler | Sì | Agile e divertente, purché il fondo sia asciutto |
| Naked | Sì, solo sui tratti asfaltati | Da evitare se la traccia comprende lunghi tratti sconnessi |
| Sportiva o supersportiva | Non ideale | Posizione, altezza da terra e pneumatici possono diventare un limite |
| Scooter | Parzialmente | Possibile sulla salita asfaltata, sconsigliato sul collegamento sterrato |
Con una moto elettrica il problema principale non è la pendenza, ma la pianificazione. In quota non bisogna dare per scontata la presenza di colonnine o servizi, quindi partirei con batteria abbondante e un margine maggiore rispetto alla semplice distanza calcolata dal navigatore.
Tre modi sensati per inserire il valico nell’itinerario
Andata e ritorno da Anfo
È la soluzione più semplice per chi vuole conoscere la strada senza impegnarsi in un giro lungo. La salita e la discesa totalizzano circa 22 chilometri, esclusi gli spostamenti sul lago d’Idro. Con soste fotografiche e qualche pausa tecnica, metterei in conto almeno un paio d’ore.
Questo formato è adatto anche a chi guida una moto stradale e vuole fermarsi prima dei tratti più incerti. La discesa, però, non va sottovalutata: freni caldi e fondo sporco possono essere più insidiosi della salita.
Baremone e Maniva in un giro ad anello
Il giro più completo parte dal lago d’Idro, sale al valico e continua verso il Maniva, per poi ridiscendere verso Bagolino o la Val Trompia. La lunghezza finale dipende dal punto di partenza e dalla discesa scelta, ma un itinerario di questo tipo può facilmente arrivare a 80-120 chilometri.
È la mia opzione preferita per una giornata intera, perché alterna curve, panorami e vallate diverse. Bisogna però partire presto e con carburante sufficiente: in montagna i distributori sono meno frequenti e una deviazione per strada chiusa può allungare molto il rientro.
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Il giro dei tre valichi
Chi dispone di più tempo può collegare Baremone, Maniva e Crocedomini. Il risultato è un itinerario alpino ricco di cambi di paesaggio, ma va affrontato soltanto dopo aver verificato l’apertura dei tratti più alti e la presenza di eventuali sterrati.
Non lo proporrei come primo giro su strade militari. La combinazione di quota, stanchezza e fondo irregolare può trasformare un percorso piacevole in una giornata troppo lunga, soprattutto con passeggero o bagagli.
Cosa controllare prima di partire
La montagna cambia rapidamente e il fatto che la strada sia percorribile in una giornata non garantisce condizioni identiche il giorno successivo. Prima della partenza controllerei sempre bollettino meteo, temperature in quota, segnaletica locale e comunicazioni del Comune o del gestore della viabilità.
- Verificare che il collegamento verso Maniva sia aperto e transitabile.
- Montare pneumatici in buono stato e controllare la pressione a freddo.
- Portare acqua, strato impermeabile, guanti di ricambio e un kit per piccole forature.
- Scaricare la traccia offline, perché la copertura telefonica può essere discontinua.
- Fare rifornimento prima di salire e non contare su servizi disponibili in quota.
- Rallentare in presenza di ghiaia, animali, ciclisti e veicoli che occupano la carreggiata.
Il periodo più favorevole è generalmente quello dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma non esiste una data valida ogni anno. Dopo piogge intense o temporali, preferirei rimandare: il fondo può riempirsi di detriti e la visibilità peggiora proprio nei punti dove servirebbe più spazio per correggere la traiettoria.
Il valore del Baremone sta nel modo in cui lo si percorre
Il passo non è una destinazione da conquistare in fretta. La sua forza sta nell’equilibrio tra salita tecnica, ambiente selvaggio e memoria delle vecchie strade militari. Chi cerca soltanto asfalto perfetto e curve da affrontare a ritmo elevato potrebbe rimanere deluso.
Per un itinerario in moto ben riuscito sceglierei una giornata asciutta, una moto non troppo caricata e un programma flessibile. Lasciare tempo per fermarsi ad Anfo, osservare il lago d’Idro e accettare di invertire la rotta se il fondo peggiora rende l’esperienza molto più piacevole e, soprattutto, più sicura.