Una strada di montagna può essere spettacolare senza essere semplice, e il col du Tourmalet lo dimostra a ogni curva. In questo articolo raccolgo le informazioni utili per affrontarlo in moto, dai due versanti principali alle condizioni stagionali, passando per un itinerario completo nelle Hautes-Pyrénées e per i consigli che fanno davvero la differenza in sella.

Un valico mitico da vivere con il ritmo giusto
- 2.115 metri di altitudine e strada dipartimentale D918 tra Barèges e La Mongie.
- Il versante da Luz-Saint-Sauveur è più breve e impegnativo, quello da Campan è più progressivo.
- Il periodo migliore va indicativamente da giugno a ottobre, ma neve e lavori possono modificare l’accessibilità.
- Il percorso si abbina bene a Col d’Aspin, Arreau e Pic du Midi.
- Nel 2026 sono previste chiusure straordinarie legate al Tour de France dell’8 e 9 luglio.
Perché il Tourmalet è una tappa speciale anche in moto
Il Col du Tourmalet è uno dei passi asfaltati più alti e conosciuti dei Pirenei francesi. La strada raggiunge quota 2.115 metri e collega la valle di Luz-Saint-Sauveur con quella di Campan, passando vicino alle località sciistiche di Barèges e La Mongie.Il suo fascino non dipende soltanto dall’altitudine. Qui si incontrano tornanti, pascoli d’alta quota, pareti rocciose e panorami che cambiano rapidamente con il meteo. La fama ciclistica, costruita anche grazie al Tour de France, porta molti visitatori, ma in moto il passo offre un’esperienza diversa, più fluida e panoramica.
Io non lo considererei una strada da affrontare per accumulare curve a tutta velocità. Il fondo può cambiare, i ciclisti occupano spesso la carreggiata e in cima il vento può essere molto più forte rispetto alla valle. La parte migliore arriva quando si mantiene un’andatura regolare e si lascia spazio al paesaggio.Quale versante scegliere per il primo viaggio
I due accessi principali hanno caratteristiche abbastanza diverse. La salita occidentale parte da Luz-Saint-Sauveur, mentre quella orientale inizia nei pressi di Campan e Sainte-Marie-de-Campan. Le distanze e le pendenze riportate dalle informazioni turistiche locali sono riferite soprattutto al ciclismo, ma aiutano a capire il carattere della strada anche per chi viaggia in moto.
| Versante | Distanza indicativa | Pendenza media | Carattere |
|---|---|---|---|
| Luz-Saint-Sauveur | 19 km | Circa 7,4% | Più diretto, tecnico e panoramico |
| Campan | 22,5 km | Circa 6% | Più lungo e progressivo |
Il lato di Luz-Saint-Sauveur
Da Luz-Saint-Sauveur si sale per circa 19 chilometri, con una pendenza media vicina al 7,4% e tratti che possono superare il 10%. È il versante che sceglierei se si cerca una salita compatta, con curve ravvicinate e un cambio di ambiente molto evidente tra il paese, Barèges e la zona sommitale.
La strada è più gratificante nelle prime ore del giorno, quando il traffico è ancora contenuto. Bisogna però prestare attenzione ai tornanti ciechi e ai ciclisti, soprattutto nei fine settimana estivi.
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Il lato di Campan
Il versante orientale richiede più tempo, ma è meno brusco nella media. I suoi 22,5 chilometri permettono di costruire un’andatura costante e di godersi meglio la progressione verso La Mongie.
Per una prima esperienza sceglierei questo accesso se viaggio con passeggero, bagagli o una moto pesante. La salita più lunga lascia anche più margine per fermarsi, controllare la temperatura del motore e adattarsi al meteo.
Un itinerario in moto tra Tourmalet, Aspin e valle di Luz
Il modo più interessante di visitare il passo è inserirlo in un anello, evitando di percorrere la stessa strada in entrambe le direzioni. Un itinerario equilibrato parte da Luz-Saint-Sauveur e termina nella stessa area dopo aver attraversato alcuni dei paesaggi più belli delle Hautes-Pyrénées.
- Luz-Saint-Sauveur, punto di partenza ideale per rifornimento e colazione.
- Barèges e Super-Barèges, seguendo la D918 verso il passo.
- Sommità del Tourmalet, a 2.115 metri, con pausa breve e controllo del meteo.
- La Mongie, sul versante orientale, utile per una sosta o per visitare l’area del Pic du Midi.
- Sainte-Marie-de-Campan e Campan, con discesa più aperta e scorrevole.
- Col d’Aspin e Arreau, per aggiungere un secondo passo molto piacevole.
- Rientro verso Luz-Saint-Sauveur passando da Argelès-Gazost, oppure pernottamento ad Arreau per dividere il viaggio in due giorni.
La combinazione che preferisco è salire da Luz, attraversare il passo e proseguire verso il Col d’Aspin. Il Tourmalet offre il momento più scenografico, mentre l’Aspin aggiunge curve più rilassate e un ritmo ideale per chi vuole guidare senza fretta.
Quando partire e come controllare l’accesso
La strada non è un collegamento garantito tutto l’anno. In inverno il tratto tra Barèges e La Mongie viene normalmente chiuso perché coincide con l’area della stazione sciistica; la riapertura dipende dall’innevamento, dai lavori di pulizia e dalle condizioni del fondo.
Il periodo più affidabile è compreso tra giugno e ottobre, ma anche in estate la situazione può cambiare in poche ore. Prima della partenza controllerei sempre la viabilità della D918, le previsioni specifiche per la quota e gli eventuali bollettini delle località di Barèges e La Mongie.
Il 2026 richiede un’attenzione ulteriore. Il Tour de France passerà nella zona l’8 e il 9 luglio, con possibili chiusure della D918 già dal pomeriggio dell’8 luglio e restrizioni più ampie il giorno della tappa. In quelle date non pianificherei il passaggio senza verificare gli orari ufficiali, perché i blocchi possono dipendere anche dal riempimento dei parcheggi.
In montagna il meteo è spesso il vero limite. Una giornata serena a valle può trasformarsi in nebbia, pioggia e temperature basse in quota. Una giacca impermeabile facilmente accessibile e guanti adatti contano più di qualsiasi accessorio estetico.
Come preparare la moto per i tornanti pirenaici
Non serve una moto specialistica. Una naked, una crossover o una sport-tourer affrontano bene il percorso, purché siano in ordine e con pneumatici adeguati. Controllerei soprattutto battistrada, pressione, pastiglie freno e livello del liquido refrigerante.
La salita mette alla prova il motore meno di quanto faccia la discesa con l’impianto frenante. In discesa userei il freno motore, mantenendo una marcia abbastanza corta, e azionerei i freni con pressione progressiva. Entrare troppo veloci nei tornanti è l’errore più comune e lascia pochissimo margine se arriva un veicolo dalla direzione opposta.
- Affronta le curve cieche restando ben visibile nella propria corsia.
- Riduci la velocità prima del tornante, non durante la fase più chiusa.
- Lascia spazio a ciclisti, camper e veicoli agricoli.
- Evita soste improvvisate in prossimità delle curve o dei passaggi stretti.
- Porta acqua, una batteria esterna e una soluzione minima per le forature.
Il carburante merita una pianificazione semplice. Non aspetterei l’ultima tacca prima di salire, perché in quota i distributori sono pochi e alcuni paesi hanno orari ridotti. Partire con autonomia sufficiente per almeno 200 chilometri elimina una preoccupazione inutile.
Gli errori che possono rovinare la giornata
Il primo è considerare il passo una strada sempre libera e perfettamente asciutta. Il secondo è seguire soltanto il navigatore, che può proporre deviazioni poco adatte alle moto o ignorare una chiusura temporanea. In questo ambiente preferisco usare il navigatore per orientarmi e la segnaletica locale per decidere.
Un altro errore è programmare troppe salite nello stesso giorno. Tourmalet, Aspin e altri passi possono stare nello stesso itinerario, ma solo se si lasciano margini per soste, traffico e cambiamenti meteorologici. Con passeggero o bagagli, ridurrei il numero di tappe e sceglierei un pernottamento intermedio.
Infine, non bisogna confondere il carattere turistico del percorso con una strada facile. La carreggiata può essere stretta, il fondo irregolare e la visibilità limitata. La soddisfazione arriva dalla precisione della guida, non dal rischio preso in una curva.
Il modo migliore per ricordare questo passo
Il Tourmalet merita almeno mezza giornata dedicata, anche quando fa parte di un viaggio più lungo nei Pirenei. La scelta più pratica consiste nel salire da un versante e scendere dall’altro, collegando poi il percorso con il Col d’Aspin o con la valle di Luz.
Io partirei tra giugno e settembre, di buon mattino, con serbatoio pieno e un piano alternativo nel caso la D918 fosse chiusa. Se il cielo si copre in quota, rinunciare agli ultimi chilometri non significa perdere il viaggio: in montagna la decisione migliore è spesso quella che lascia una ragione per tornare.