Una strada di montagna, tre valli da collegare e abbastanza curve da riempire una giornata in sella: il Passo del Penice è una meta classica per chi guida tra Lombardia ed Emilia-Romagna. In questo articolo raccolgo indicazioni pratiche su percorsi, altitudini, condizioni dell’asfalto, stagioni migliori e varianti utili per trasformare il valico in un itinerario completo.
Il Passo Penice è una meta versatile per un giro in moto tra curve, borghi e panorami appenninici
- Quota del valico intorno a 1.149 metri, mentre la vetta del Monte Penice supera i 1.400 metri.
- Accessi principali da Varzi, Bobbio e dalla Val Tidone.
- Percorso ideale per naked, turistiche, crossover e moto di piccola cilindrata.
- Periodo migliore da tarda primavera a inizio autunno, verificando sempre meteo e viabilità.
- Attenzione a traffico locale, fondo irregolare, umidità nei boschi e mezzi in senso opposto.

Dove si trova e perché piace tanto ai motociclisti
Il Passo Penice si trova sull’Appennino tra la provincia di Pavia e quella di Piacenza, collegando idealmente la Valle Staffora, la Val Trebbia e la Val Tidone. È una zona meno monumentale rispetto alle Dolomiti, ma proprio questa dimensione raccolta la rende perfetta per un giro di una giornata senza trasformare tutto in una lunga trasferimento autostradale.
Il valico stradale è a circa 1.149 metri. La vetta del Monte Penice, dove si trovano il santuario e il punto panoramico, arriva invece a circa 1.440-1.460 metri secondo il punto di riferimento considerato. La distinzione è utile perché molti itinerari chiamano “Passo Penice” anche la salita finale verso la vetta, che è una deviazione distinta e con fondo generalmente meno uniforme.
Quello che mi convince di più è la varietà del percorso. In pochi chilometri si passa da tratti aperti tra i prati a curve immerse nel bosco, con cambi di ritmo continui e panorami che si aprono soprattutto nei pressi della cima. Non è una strada da affrontare per inseguire il cronometro, ma da guidare con fluidità.
Le tre salite da conoscere prima di partire
Da Varzi lungo la Valle Staffora
Il versante pavese è quello più intuitivo per chi arriva da Voghera o dall’Oltrepò. Da Varzi la strada sale verso il valico con un tratto di circa 18 chilometri fino alla vetta del Monte Penice, alternando tornanti, curve medio-veloci e brevi rettilinei.
È una salita adatta anche a chi non ha grande esperienza sui passi, purché non si lasci ingannare dalla larghezza della carreggiata. Nei punti ciechi possono arrivare auto, furgoni e motociclisti in senso opposto. Io tengo sempre una traiettoria molto conservativa, soprattutto quando la visibilità è ridotta dagli alberi.
Da Bobbio sul versante piacentino
Arrivando da Bobbio si percorre la SP461R e si affronta un lato più appenninico, con una salita piacevole e diversi cambi di pendenza. Bobbio merita una sosta autonoma, non solo come punto di passaggio: il centro storico e il ponte Gobbo rendono il giro più interessante anche per chi viaggia con passeggero.
Questo versante può presentare tratti di asfalto meno omogenei, con sporco portato dalla pioggia, fogliame e umidità nelle zone ombreggiate. Una moto crossover o una turistica si trova spesso più a suo agio di una sportiva rigida, soprattutto se il percorso prosegue su strade secondarie.
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Dalla Val Tidone passando per le Tre Strade
La terza opzione arriva dalla Val Tidone, seguendo la direttrice della SS412 e le strade che salgono da Romagnese. Il Passo delle Tre Strade è una variante interessante perché permette di costruire un anello con meno avanti e indietro sullo stesso asfalto.
Questa soluzione la consiglio a chi parte da Castel San Giovanni, Pianello o Nibbiano. La strada è più piacevole se inserita in un percorso circolare, magari con una sosta al Lago di Trebecco o nei piccoli centri della valle, invece di essere percorsa soltanto come collegamento verso la cima.
Un itinerario in giornata ben equilibrato
Per un giro completo partirei da Varzi, salirei verso il valico e proseguirei fino a Bobbio. Da qui si può scendere verso la Val Trebbia, attraversare parte della Val Tidone e rientrare passando da Romagnese. Il chilometraggio dipende dal punto di partenza, ma l’anello locale richiede in genere 140-180 chilometri, a cui aggiungere il trasferimento per raggiungere Varzi o Bobbio.
| Tratto | Cosa offre | Impegno |
|---|---|---|
| Varzi - Monte Penice | Salita progressiva, curve e panorami sulla Valle Staffora | Medio |
| Monte Penice - Bobbio | Discesa appenninica e accesso alla Val Trebbia | Medio |
| Bobbio - Val Tidone | Strade vallive, borghi e ritmo più rilassato | Facile |
| Val Tidone - Romagnese | Saliscendi e variante del Passo delle Tre Strade | Medio |
Il mio consiglio è di non concentrare tutte le soste sulla cima. Una pausa a Varzi è utile per carburante e colazione, Bobbio funziona bene per il pranzo, mentre in vetta conviene fermarsi soprattutto per il panorama e per visitare il santuario. Il celebre salame di Varzi è una scelta semplice ma coerente con il territorio, senza dover cercare ristoranti elaborati.
Chi vuole trasformare il giro in un viaggio più lungo può usare questa zona come tappa di collegamento tra pianura e Appennino. La logica è simile a quella necessaria per organizzare un viaggio in moto attraverso la Catalogna: meglio fissare pochi punti realmente interessanti e lasciare margine per deviazioni, meteo e soste improvvisate.
Asfalto, stagione e tipo di moto
La stagione più piacevole va da maggio a ottobre, con un’attenzione particolare alle giornate successive a temporali intensi. In primavera il paesaggio è molto bello, ma nei boschi si trovano facilmente umidità e residui vegetali. In autunno la luce è splendida, mentre il calo termico in quota può essere rapido anche con cielo sereno.
In inverno eviterei di programmare il giro senza una verifica aggiornata delle condizioni. Neve, ghiaccio e difficoltà di percorrenza possono comparire prima sul tratto verso la vetta rispetto alla strada del valico. Il fatto che la pianura sia asciutta non significa che il passo sia altrettanto praticabile.
Non serve una moto potente. Una 250-500 cm³ ben gestita può affrontare l’itinerario senza problemi, mentre una maxi enduro offre più comfort sui fondi irregolari. Le supersportive sono divertenti nei tratti puliti, ma la posizione e la rigidità possono diventare stancanti dopo diverse ore sulle strade secondarie.
Prima di partire controllo sempre pressione degli pneumatici, livello del carburante e autonomia residua. I distributori non sono distribuiti come in pianura, quindi arrivare in quota con il serbatoio quasi vuoto è una complicazione inutile.
Come guidare bene senza rovinarsi il giro
Il rischio principale non è la difficoltà tecnica della strada, ma l’eccesso di confidenza. Curve cieche, ciclisti, animali e veicoli che allargano la traiettoria richiedono velocità d’ingresso moderata e margine per correggere.
Nei tratti alberati conviene considerare l’asfalto potenzialmente umido anche quando il cielo è limpido. Eviterei inoltre di impostare il navigatore sulla modalità “strade più brevi”, perché può portare su deviazioni molto strette o con fondo deteriorato che non aggiungono valore al giro.
Se il percorso viene condiviso con altri motociclisti, è meglio stabilire prima due o tre punti di ricompattamento. Fermarsi in mezzo a una curva o procedere a distanza troppo ravvicinata crea più problemi di quanti ne risolva. Il ritmo giusto, qui, è quello che permette di arrivare alla sosta ancora concentrati.
Per chi ama confrontare diversi passi dell’Appennino, una deviazione tematica può portare anche verso il Passo San Antonio, molto diverso per paesaggio ma utile come riferimento quando si cerca una strada di montagna da inserire in un itinerario motociclistico.
Il modo migliore per vivere il Penice in moto
Il Passo Penice dà il meglio quando non viene trattato come una semplice destinazione da raggiungere e fotografare. La combinazione più riuscita, secondo me, è un anello tra Varzi, la vetta, Bobbio e la Val Tidone, con tempi rilassati e almeno una sosta dedicata al territorio.
Partire presto aiuta a trovare meno traffico, ma non serve anticipare troppo il viaggio se il meteo è incerto. Controllerei sempre le condizioni della viabilità poco prima della partenza, sceglierei una moto in ordine e terrei un abbigliamento adatto a una differenza di temperatura significativa tra pianura e quota.
La vera forza di questo itinerario non è una singola curva spettacolare, bensì l’equilibrio tra guida, paesaggio e borghi. È una meta che si può affrontare in mezza giornata, trasformare in un giro completo oppure usare come tappa di un viaggio più ampio senza perdere il piacere di guidare.