Passo del Tomarlo in moto - itinerario e consigli

5 novembre 2026

Mappa di un percorso in auto che include il passo del Tonale, con tappe a Bormio, Santa Caterina e Vezza d'Oglio.

Indice

Una giornata in moto tra boschi, tornanti e crinali appenninici trova nel passo del Tomarlo una meta concreta, non soltanto un punto da spuntare sulla mappa. In questa guida raccolgo posizione, quota, strade di accesso, itinerari consigliati, difficoltà di guida, periodo migliore e controlli da fare prima di partire.

Il valico ligure-emiliano che merita una giornata in sella

  • Quota di circa 1.482-1.485 metri sul livello del mare.
  • Collega la Val d’Aveto con la Val Ceno e l’area della Val Nure.
  • Il percorso più noto passa da Rezzoaglio, Santo Stefano d’Aveto e Bedonia.
  • È adatto a naked, sport-touring, crossover ed enduro stradali con pneumatici da asfalto.
  • Il periodo più piacevole va da fine primavera a inizio autunno, sempre controllando meteo e viabilità.

Dove si trova e perché merita il viaggio

Il passo del Tomarlo si trova nell’Appennino ligure, al confine tra la provincia di Parma e la Città Metropolitana di Genova, tra i territori di Bedonia e Santo Stefano d’Aveto. In alcune descrizioni viene associato alle Alpi Liguri per comodità geografica, ma la definizione più precisa è quella di valico appenninico tra Val d’Aveto e Val Ceno.

La quota, vicina ai 1.500 metri, cambia rapidamente il carattere della strada. Si parte da vallate più aperte e si entra in una sequenza di boschi, curve e tratti di crinale dove la temperatura può essere sensibilmente più bassa rispetto alla costa. È proprio questo contrasto, insieme alla relativa tranquillità del traffico, a renderlo interessante per chi viaggia in moto.

Elemento Indicazione pratica
Area Appennino ligure, tra Liguria ed Emilia-Romagna
Quota Circa 1.482-1.485 metri
Collegamenti Val d’Aveto, Val Ceno e Val Nure
Strade di riferimento SS 586 della Valle dell’Aveto e asse della 654 di Val Nure
Servizi sul valico Limitati o assenti, quindi conviene arrivare già riforniti

La strada non va interpretata come una pista. Il fondo può cambiare tra un tratto asciutto e uno umido, mentre nelle zone alberate foglie, ghiaia e piccoli detriti riducono il margine di sicurezza. Io lo apprezzo proprio per questo equilibrio: offre belle curve, ma obbliga a leggere il percorso invece di guidare con il pilota automatico.

L’itinerario più equilibrato tra costa e Appennino

Per una prima uscita sceglierei un anello con partenza da Chiavari o Lavagna. Da qui si segue la strada della Valle dell’Aveto verso Carasco, Borzonasca e Rezzoaglio, entrando gradualmente in un ambiente più montano e meno trafficato.

Da Rezzoaglio si prosegue verso Santo Stefano d’Aveto, una buona località per una pausa, un caffè o un controllo veloce alla moto. Il tratto successivo conduce verso il valico attraverso curve regolari e boschi fitti, con alcuni punti panoramici che meritano una sosta breve senza fermarsi in posizione pericolosa.

Superato il passo, il percorso può continuare verso il vicino Passo dello Zovallo e poi scendere verso Ferriere e Bedonia. Da qui si può rientrare verso la Liguria scegliendo il percorso già fatto oppure costruire un anello più ampio attraverso la Val Ceno e le strade dell’Alta Valtaro.

Opzione Distanza indicativa Tempo in sella Per chi è adatta
Andata e ritorno da Santo Stefano d’Aveto 50-70 km 2-3 ore Chi vuole concentrarsi sul valico
Anello da Chiavari 170-210 km 5-7 ore Chi cerca una giornata completa tra mare e montagna
Itinerario da Bedonia con Zovallo e Ferriere 90-130 km 3-5 ore Motociclisti in arrivo dall’Emilia

Le distanze sono indicative perché il giro cambia molto in base al punto di partenza e alle deviazioni. Il mio consiglio è non riempire la giornata con troppi chilometri: tra curve, soste fotografiche e fondo variabile, 150-200 km di Appennino possono impegnare quanto un trasferimento autostradale molto più lungo.

Come affrontare curve e fondo senza trasformare il giro in una gara

La parte più divertente arriva quando la strada sale nel bosco e le curve si susseguono senza grandi rettilinei. La carreggiata è generalmente adatta alle moto stradali, ma il ritmo corretto dipende da visibilità, traffico e condizioni dell’asfalto. Io preferisco entrare nelle curve con una velocità leggermente più bassa e accelerare soltanto quando vedo l’uscita.

Il punto delicato non è la difficoltà tecnica assoluta, ma la possibilità di trovare una situazione diversa da quella prevista. Un’ombra può nascondere umidità, un tornante può avere ghiaia vicino al margine e un’auto che sale lentamente può comparire all’improvviso. In questi casi fanno la differenza posizione in corsia, distanza di sicurezza e traiettoria prudente.

Leggi anche: Forca d’Acero in moto - itinerario, curve e consigli utili

Quale moto portare

  • Le naked e le sport-touring sono probabilmente il compromesso migliore tra agilità e comfort.
  • Le crossover affrontano bene asfalto irregolare e giornate lunghe, soprattutto con protezione aerodinamica adeguata.
  • Le supersportive possono divertirsi, ma posizione di guida e sospensioni rigide diventano stancanti nei trasferimenti.
  • Gli scooter di cilindrata media sono utilizzabili, purché in buone condizioni e con pneumatici correttamente gonfiati.

Non vedo un reale vantaggio nel cercare una moto potente. Su queste strade conta di più avere freni efficienti, gomme in temperatura e una risposta del gas gestibile. Prima di partire controllerei anche pastiglie, catena, livello dei liquidi e pressione degli pneumatici, perché il dislivello e le frenate ripetute mettono in evidenza eventuali problemi già presenti.

Quando partire e cosa controllare prima della partenza

Il periodo più semplice va da maggio a ottobre, ma la finestra ideale dipende dall’altitudine e dalla stagione. In primavera possono rimanere umidità, ghiaccio residuo o detriti dopo l’inverno; in autunno il paesaggio è splendido, però le ore di luce diminuiscono e il fondo si sporca più facilmente.

Periodo Vantaggi Attenzioni
Aprile-maggio Poco traffico e natura rigogliosa Freddo in quota, pioggia e possibili residui in carreggiata
Giugno-settembre Giornate lunghe e maggiore probabilità di fondo asciutto Temporali pomeridiani e maggiore presenza di motociclisti
Ottobre Colori autunnali e temperature ancora gestibili Foglie, umidità e rientro con poca luce
Novembre-marzo Atmosfera molto suggestiva Neve, ghiaccio e possibili limitazioni o chiusure

Non partirei senza verificare meteo locale e condizioni delle strade nelle ore precedenti. Le previsioni della costa possono essere poco indicative: sul crinale il vento è più forte, le nuvole arrivano rapidamente e la temperatura può scendere di diversi gradi in pochi chilometri.

Il rifornimento va pianificato nei centri abitati, per esempio a Santo Stefano d’Aveto, Rezzoaglio o Bedonia. Sul valico non bisogna dare per scontati distributori, ristoranti o copertura telefonica continua. Una sosta in paese per fare benzina e acquistare acqua evita di trasformare un bel giro in una ricerca poco piacevole del primo servizio disponibile.

Come inserirlo in un tour più ampio

Il valico funziona bene sia come obiettivo di una giornata sia come segmento di un viaggio tra Liguria ed Emilia. Chi ama concatenare strade di montagna può abbinarlo ad altri passi dell’Appennino, mantenendo però un ritmo realistico e lasciando margine per eventuali deviazioni.

Per un itinerario dedicato ai valichi e alle strade secondarie, può essere interessante prendere spunto anche dal percorso Passo San Lucio, soprattutto se si vuole alternare asfalto e tratti dal carattere più avventuroso.

Se invece il viaggio dura più giorni e comprende panorami lacustri, il Giro del Lago di Garda può rappresentare una tappa diversa per ritmo e paesaggio. Non lo considererei un’estensione diretta nella stessa giornata, ma una destinazione da inserire in un tour più ampio del Nord Italia.

La regola che seguo è semplice: un passo spettacolare merita tempo. Inserire troppe mete nello stesso programma porta spesso a guidare stanchi, saltare le soste migliori e affrontare l’ultima parte del percorso con poca luce.

Il momento giusto per godersi il Tomarlo

Il passo del Tomarlo dà il meglio quando lo si affronta con meteo stabile, gomme in ordine e una tabella di marcia non esasperata. La strada offre curve, quota e collegamenti interessanti, ma il suo valore sta soprattutto nella varietà del viaggio, dal clima più mite della costa ai boschi dell’Appennino.

Io sceglierei una partenza mattutina, una sosta a Santo Stefano d’Aveto e un rientro con almeno un’ora di luce disponibile. Così il valico resta il cuore dell’itinerario, non una corsa contro il tempo, e si può apprezzare davvero una delle strade motociclistiche più piacevoli tra Liguria ed Emilia.

Domande frequenti

Il Passo del Tomarlo si trova nell’Appennino ligure, tra la provincia di Parma e la Città Metropolitana di Genova. Collega la Val d’Aveto con la Val Ceno e l’area della Val Nure; gli accessi principali passano dalla SS 586 della Valle dell’Aveto e dall’asse della 654 di Val Nure.

Un anello equilibrato parte da Chiavari o Lavagna, passa da Carasco, Borzonasca, Rezzoaglio e Santo Stefano d’Aveto, quindi raggiunge il valico. Dopo il passo si può proseguire verso il Passo dello Zovallo, Ferriere e Bedonia. L’anello da Chiavari misura indicativamente 170-210 km e richiede 5-7 ore in sella.

Naked e sport-touring offrono un buon compromesso tra agilità e comfort, mentre le crossover gestiscono bene l’asfalto irregolare e le giornate lunghe. Sono utilizzabili anche scooter di cilindrata media in buone condizioni. Prima di partire conviene controllare freni, pastiglie, catena, liquidi e pressione degli pneumatici.

La finestra più semplice va da maggio a ottobre, ma in primavera possono esserci umidità, ghiaccio residuo e detriti, mentre in autunno aumentano foglie e fondo bagnato. Prima della partenza bisogna verificare meteo locale e viabilità, pianificare il rifornimento a Santo Stefano d’Aveto, Rezzoaglio o Bedonia e non dare per scontati servizi o copertura telefonica sul valico.

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Domingo Esposito

Domingo Esposito

Mi chiamo Domingo Esposito e da 8 anni mi dedico con passione al mondo delle due ruote, esplorando le evoluzioni che stanno trasformando la mobilità. La mia curiosità è nata dall'osservazione di come moto e scooter stiano diventando sempre più intelligenti ed ecologici, spingendomi a voler condividere queste scoperte con chi, come me, ama questo settore. Sul sito futurmoto.it, mi impegno a rendere accessibili le novità nel campo delle moto, degli scooter e della mobilità elettrica, analizzando le tendenze, confrontando le informazioni e cercando sempre il modo più chiaro per spiegare anche gli argomenti più complessi. Il mio obiettivo è offrire contenuti affidabili e sempre aggiornati, per aiutarvi a orientarvi in questo panorama in continua evoluzione.

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