La salita verso il colle del Nivolet ripaga chi ama guidare con calma, leggere il paesaggio e arrivare dove l’asfalto sembra fermarsi tra laghi alpini e pascoli d’alta quota. In questo itinerario trovi percorso, difficoltà, periodo migliore, regole di accesso 2026 e consigli pratici per affrontarlo in moto senza trasformare una bella giornata in una corsa contro il tempo.
Una salita alpina da vivere senza fretta
- Quota massima: 2.612 metri, con circa 1.000 metri di dislivello da Ceresole Reale.
- Percorso: la SP50 sale da Ceresole Reale verso i laghi Serrù e Agnel, fino alla Piana del Nivolet.
- Accesso 2026: nei periodi regolamentati servono prenotazione e Nivolet Card da 10 euro per moto e altri veicoli motorizzati.
- Limite giornaliero: sono ammessi al massimo 350 veicoli nel tratto oltre il lago Serrù.
- Stile di guida: ritmo fluido, attenzione a fondo irregolare, ciclisti, animali e cambi improvvisi del meteo.

Il percorso da Ceresole Reale alla Piana del Nivolet
Il punto di partenza più naturale è Ceresole Reale, in alta Valle Orco. Da qui si segue la SP50 lungo il lago artificiale, con una prima parte abbastanza scorrevole e panoramica. Dopo Chiapili Inferiore la strada comincia a prendere quota con maggiore decisione, mentre il traffico diminuisce e il paesaggio diventa progressivamente più severo.
La salita misura circa 18-19 chilometri fino alla quota massima di 2.612 metri. Non è però un passo da attraversare come il classico valico alpino: per chi viaggia in moto il giro è soprattutto un andata e ritorno, perché la strada asfaltata termina sull’altopiano e non crea un collegamento stradale completo con la Valsavarenche.
| Tratto | Cosa aspettarsi | Consiglio di guida |
|---|---|---|
| Ceresole Reale - Chiapili | Curve ampie, bosco e vista sul lago | Riscaldare bene gomme e freni |
| Chiapili - Lago Serrù | Salita più regolare, tornanti e pareti rocciose | Tenere una traiettoria larga senza invadere la corsia opposta |
| Lago Serrù - Lago Agnel | Tratto più esposto e frequentato da ciclisti | Ridurre la velocità nei passaggi ciechi |
| Lago Agnel - Piana del Nivolet | Paesaggio aperto, quota elevata e fondo variabile | Controllare il meteo prima di proseguire |
Il momento più scenografico arriva dopo la diga del Serrù, quando la strada si apre tra acqua, roccia e ampi tornanti. Il lago Agnel è una delle soste che preferisco, non tanto per fare una foto veloce quanto per fermarmi qualche minuto e lasciare raffreddare la moto prima dell’ultima parte.
Quando partire e come funzionano gli accessi
La finestra utile per la moto è legata all’apertura della strada e alle condizioni della neve. In genere la salita è più affidabile tra fine giugno e settembre, ma a inizio stagione possono restare neve, ghiaccio o accumuli ai margini della carreggiata. Prima di partire controllo sempre viabilità, webcam e previsioni locali, perché a 2.600 metri il cielo può cambiare in pochi minuti.
Nel calendario 2026 il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha previsto la regolamentazione del tratto oltre il lago Serrù in diversi fine settimana di luglio, nei periodi centrali dell’estate e nei primi fine settimana di settembre. L’accesso con mezzi motorizzati è limitato a 350 veicoli al giorno, moto comprese.
La Nivolet Card costa 10 euro per ogni veicolo e deve essere acquistata prima di arrivare al varco del Serrù. La targa viene verificata tramite telecamere e non è possibile regolarizzare il passaggio dopo essere entrati. Il pagamento non è rimborsabile in caso di maltempo, quindi conviene scegliere la data con attenzione.
- La prenotazione va effettuata prima della salita.
- Al Serrù la connessione può essere assente o molto debole.
- Il parcheggio di Chiapili Inferiore dispone di un punto Wi-Fi temporaneo nelle giornate regolamentate.
- Quando i posti sono esauriti, non si può salire aspettando che altri veicoli ridiscendano.
- In alcune giornate sono previste chiusure complete al traffico privato.
Il calendario può cambiare da una stagione all’altra e anche all’interno dello stesso anno. Per questo considero la verifica dell’accesso una parte dell’itinerario, non una formalità da fare all’ultimo minuto.
Come affrontare la salita con una moto stradale
La strada non richiede una moto specialistica. Una naked, una sport-tourer, una enduro stradale o uno scooter di media cilindrata possono affrontarla senza problemi se sono in buone condizioni e guidati con prudenza. La vera difficoltà non è la pendenza, ma la combinazione di quota, curve cieche, carreggiata non sempre ampia e possibile presenza di altri utenti.
Il ritmo giusto conta più della potenza
Io salirei usando una marcia che permetta di avere freno motore senza tenere il propulsore troppo basso di giri. Nei tornanti stretti è meglio entrare piano, impostare la curva con margine e accelerare solo quando si vede l’uscita. Cercare il ritmo sportivo qui porta pochi vantaggi e aumenta il rischio di trovare un ciclista, un’auto o un animale dietro la curva.
La quota può farsi sentire anche sulla moto. I motori aspirati possono perdere un po’ di brillantezza, mentre sulle moto moderne l’elettronica gestisce bene la situazione. Il pilota, invece, deve ricordarsi di bere regolarmente, proteggersi dal vento e non confondere l’aria fresca con condizioni di guida semplici.
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Controlli da fare prima di partire
- Pneumatici: pressione corretta, battistrada in ordine e nessun segno di usura irregolare.
- Freni: pastiglie e liquido devono essere pronti per una lunga discesa.
- Carburante: non ci sono distributori in quota, quindi conviene fare rifornimento prima di Ceresole.
- Abbigliamento: portare uno strato impermeabile e termico anche in una giornata calda.
- Batteria dello smartphone: meglio avere una traccia offline e una power bank.
La discesa merita la stessa attenzione della salita. Dopo una pausa al colle, il pilota può sentirsi più rilassato, ma freni e gomme hanno già lavorato a lungo. Io lascio raffreddare l’impianto frenante, riparto con qualche minuto di anticipo e uso il freno posteriore solo come supporto, senza trascinarlo per chilometri.
Cosa vedere lungo la strada e dove fermarsi
Il lago di Ceresole è il primo punto in cui vale la pena rallentare. La strada costeggia l’acqua e offre una vista ampia sulle montagne, mentre le borgate di Chiapili segnano il passaggio verso un ambiente più alpino e meno abitato.
La diga del Serrù è il riferimento pratico più importante dell’itinerario. Qui termina il tratto normalmente più semplice e inizia la zona soggetta alle limitazioni estive. È anche il punto in cui molti motociclisti si fermano per una pausa, ma nei giorni affollati è preferibile non occupare gli spazi di manovra o le aree riservate.
Tra Serrù e Agnel il panorama diventa il vero motivo del viaggio. Non cercherei una sosta precisa a ogni tornante: meglio scegliere piazzole sicure, lontane dalla traiettoria degli altri veicoli e senza avvicinarsi ai bordi non protetti. In quota si possono incontrare marmotte, bovini e altri animali, spesso proprio nei punti in cui la visuale è limitata.
Arrivati alla Piana del Nivolet, il paesaggio cambia ancora. L’altopiano è più aperto, il traffico tende a disperdersi e la sensazione è quella di essere arrivati in un luogo isolato, anche se nei fine settimana estivi può esserci molta gente. Qui la moto diventa solo il mezzo per raggiungere il punto panoramico: il valore della sosta sta nel camminare qualche minuto e guardarsi intorno.
Come trasformare la salita in un giro più completo
La soluzione più semplice è dedicare un’intera giornata alla Valle Orco, con partenza senza fretta, salita al valico, pausa in quota e rientro dallo stesso versante. È un itinerario adatto anche a chi non vuole macinare centinaia di chilometri, perché concentra paesaggi molto diversi in una distanza contenuta.
Chi arriva da Torino o dal Canavese può aggiungere alla giornata alcuni tratti panoramici della valle, mantenendo però un margine di tempo per eventuali code e soste. Per costruire un viaggio più ampio si può prendere spunto dalle migliori strade motoclistiche in Italia, scegliendo collegamenti compatibili con la stagione e con il proprio livello di guida.
Non pianificherei invece un passaggio diretto verso la Valsavarenche contando sulla moto. Il nome di “colle” può far pensare a una strada di attraversamento, ma in questo caso il percorso automobilistico non funziona come un normale collegamento alpino. Se vuoi inserire un altro valico in un viaggio sulle Alpi, il carattere dell’itinerario cambia completamente con un Passo della Novena in moto, più adatto a un tour itinerante tra versanti e passi stradali.
Il mio consiglio è lasciare un’ora di riserva rispetto ai tempi stimati. Tra traffico regolamentato, fotografie, condizioni del fondo e una sosta imprevista, il Nivolet si gusta molto di più quando non si deve guardare continuamente l’orologio.
Il modo migliore per ricordare questa strada
Questa salita non dà il meglio quando la si affronta come una prova di velocità. La sua forza sta nel contrasto tra il lago di Ceresole, le dighe, i tornanti e l’altopiano finale, con una strada che richiede attenzione ma restituisce panorami di grande respiro.
Partire con prenotazione verificata, moto controllata, abbigliamento adatto e un ritmo rispettoso degli altri utenti fa davvero la differenza. Così il viaggio al Nivolet diventa una giornata alpina completa, non soltanto una foto scattata alla fine dell’asfalto.