Tra curve, crinali e piccoli borghi, l’Emilia-Romagna offre alcuni degli itinerari motociclistici più completi del Nord Italia. Le migliori strade panoramiche della regione non servono solo a divertirsi in sella: permettono di alternare guida, paesaggi, soste gastronomiche e visite culturali senza trasformare l’uscita in una gara contro il cronometro. Ho raccolto i percorsi più interessanti, indicando difficoltà, durata indicativa, fondo stradale e accorgimenti utili anche per chi viaggia con uno scooter o una moto elettrica.
Le strade più belle uniscono curve, paesaggi e soste ben pianificate
- Passo della Raticosa e Futa sono la scelta classica vicino a Bologna.
- La Val Trebbia offre panorami fluviali e un percorso adatto anche a un’intera giornata.
- Passo del Cerreto e Passo delle Radici regalano scenari appenninici più ampi e impegnativi.
- Per un giro equilibrato considero ideali 200-280 km, con pause ogni 60-90 minuti.
- Prima di partire controllo sempre meteo, lavori stradali, carburante e copertura telefonica.

Come scegliere l’itinerario panoramico più adatto
Il primo errore è scegliere una strada soltanto perché compare spesso nelle classifiche. Un percorso famoso può essere bellissimo, ma anche affollato, tecnico o poco adatto al proprio ritmo. Io valuto soprattutto tipo di curve, qualità dell’asfalto, dislivello e possibilità di fermarsi, poi scelgo la moto più coerente con il giro.
Le strade dell’Appennino bolognese e romagnolo hanno spesso curve ravvicinate, tornanti e carreggiate strette. Le valli occidentali, invece, alternano tratti più scorrevoli a sezioni tortuose. La differenza si sente molto su una naked agile rispetto a una sport-tourer carica di bagagli.
| Itinerario | Distanza indicativa | Impegno | Ideale per |
|---|---|---|---|
| Raticosa e Futa | 150-210 km | Medio | Uscita di mezza giornata o giornata breve |
| Imola, Casola Valsenio e Sambuca | 180-240 km | Medio | Curve, borghi e paesaggi romagnoli |
| Appennino reggiano e Cerreto | 220-300 km | Medio-alto | Turismo su strada e panorami di crinale |
| Val Trebbia e Passo Penice | 200-280 km | Medio | Giri lunghi con soste gastronomiche |
| Passo delle Radici | 250-330 km | Alto | Motociclisti abituati a dislivello e tornanti |
Le distanze sono stime per giri ad anello con partenza dai principali centri della pianura. Una deviazione verso un borgo o un passo può aggiungere facilmente 20-40 km, quindi preferisco lasciare sempre un margine invece di pianificare il percorso al minuto.
Tra Bologna e Romagna ci sono le classiche che non stancano
Raticosa e Futa da Bologna
Partendo da Bologna, il percorso verso Pianoro, Loiano, Monghidoro e Passo della Raticosa è una delle introduzioni migliori all’Appennino. Il valico della Raticosa raggiunge circa 968 metri e rappresenta una sosta tradizionale per i motociclisti, ma il vero interesse sta nell’insieme delle strade che lo collegano alla Futa e agli altri passi vicini.
La Raticosa è piacevole perché offre curve leggibili, cambi di ritmo e diversi punti in cui aprire lo sguardo sulle vallate. Nei fine settimana primaverili ed estivi può diventare molto trafficata, perciò io la affronto presto al mattino oppure nei giorni feriali. Il piazzale del passo non deve diventare l’obiettivo principale: il piacere è nel percorso completo, non nella foto accanto alle moto parcheggiate.
Il giro romagnolo verso la Sambuca
Un’alternativa più varia parte da Imola e attraversa Riolo Terme, Casola Valsenio e Palazzuolo sul Senio, con salita verso il Passo della Sambuca. Il valico, a circa 1.060 metri, collega l’area del Mugello alla Romagna attraverso una strada tortuosa, con tornanti più stretti rispetto a quelli della Raticosa.
Da qui si può scendere verso Marradi e rientrare passando da Brisighella. È un itinerario che consiglio a chi non vuole soltanto collezionare curve: tra calanchi, colline coltivate e borghi storici, la Romagna mostra il suo lato più elegante e meno urbano. Bisogna però guidare con attenzione nei tratti ombreggiati, dove umidità, foglie e brecciolino possono rimanere sull’asfalto anche con il cielo sereno.
Per un giro più impegnativo si possono aggiungere Passo della Colla di Casaglia e Passo del Giogo. In questo caso la giornata supera facilmente i 250 km e richiede una partenza mattutina, soprattutto se si prevedono soste fotografiche o una pausa pranzo in paese.
L’Appennino reggiano e modenese premia chi ama guidare senza fretta
Il Passo del Cerreto tra vallate e crinali
Dal lato emiliano, la salita da Reggio Emilia verso Castelnovo ne’ Monti, Felina e il Passo del Cerreto offre un paesaggio più montano rispetto alle colline bolognesi. La strada attraversa boschi, pascoli e vallate profonde, con sezioni dove il ritmo diventa più fluido e altre in cui tornanti e visibilità richiedono maggiore concentrazione.
Questo è il percorso che sceglierei per una moto da turismo o una sport-tourer, soprattutto se l’obiettivo è passare l’intera giornata in sella. Il tratto più interessante non è necessariamente quello più veloce. Il Cerreto dà il meglio con una guida rotonda, mantenendo margine nei cambi ciechi e lasciando spazio a eventuali auto, ciclisti e animali sul bordo della carreggiata.
Tra Sestola, Fanano e il Passo delle Radici
Nel Modenese si può costruire un anello panoramico partendo da Maranello o Pavullo, passando per Sestola e Fanano e proseguendo verso il Passo delle Radici. Il valico raggiunge circa 1.529 metri e porta verso la Toscana, con un ambiente più aperto e fresco rispetto alle strade delle quote inferiori.
Qui il meteo cambia rapidamente. Anche in una giornata calda in pianura, in quota si possono trovare nebbia, vento e temperature inferiori di 8-12 °C. Io porto sempre uno strato impermeabile leggero e non conto sui distributori dell’ultimo paese attraversato: in montagna una deviazione imprevista può allungare il giro più del previsto.
Il Passo delle Radici è adatto a chi vuole un itinerario di una giornata intera o di due giorni. Per un’uscita breve rischia di diventare una semplice corsa contro il tempo, mentre con un pernottamento a Sestola, Fanano o in uno dei borghi appenninici diventa molto più godibile.
La Val Trebbia è la scelta giusta per un giro lungo
La SS45 della Val Trebbia, partendo dall’area di Piacenza verso Bobbio, Marsaglia e Ottone, segue un paesaggio diverso da quello dei passi bolognesi. Il fiume accompagna lunghi tratti del percorso, mentre la strada alterna curve veloci, sezioni più strette e aperture panoramiche sulle gole.
Bobbio è una sosta quasi obbligata per una pausa, una passeggiata nel centro storico o un pranzo. Proseguendo verso sud, il traffico tende a ridursi ma la guida richiede più attenzione, perché alcune curve hanno visuale limitata e la strada può essere condivisa con veicoli lenti. Il punto forte della Val Trebbia è la continuità: non offre un solo tornante memorabile, ma decine di chilometri piacevoli da percorrere con ritmo costante.
Chi vuole allungare il giro può salire verso il Passo Penice e rientrare dal versante piacentino. È una combinazione interessante per una naked, una crossover o una turismo di media cilindrata. Con passeggero e bagagli, invece, conviene considerare tempi più lunghi e non inserire troppe deviazioni nella stessa giornata.
La Val Trebbia è anche una buona scelta per chi viaggia con una moto elettrica, ma solo dopo aver controllato con attenzione le ricariche disponibili lungo il percorso. In montagna il consumo cresce per effetto di salite, temperature basse e guida più intensa, quindi io pianificherei il rientro con una riserva energetica superiore al 25%, senza affidarmi esclusivamente alla rigenerazione in discesa.
Curve e panorama richiedono una preparazione concreta
Una strada panoramica non è un circuito. Il fondo può cambiare nello spazio di poche curve e dietro un tornante si possono trovare un trattore, un ciclista o ghiaia trascinata dalla pioggia. La regola che seguo è semplice: entro in curva abbastanza piano da poter correggere la traiettoria senza frenate improvvise.
Controlli da fare prima della partenza
- Pressione e stato degli pneumatici, soprattutto con passeggero o valigie.
- Livello del carburante o autonomia reale della batteria.
- Previsioni meteo per pianura, fondovalle e quota.
- Eventuali chiusure, lavori e limitazioni sulle strade provinciali.
- Un percorso alternativo in caso di deviazioni o peggioramento del tempo.
Per i giri appenninici preferisco impostare il navigatore con tappe intermedie, non soltanto con partenza e destinazione. In questo modo evito che l’applicazione scelga automaticamente una strada veloce o una deviazione sterrata. Prima di partire verifico anche che il percorso non includa strade private, passaggi stagionalmente chiusi o tratti non adatti alla mia moto.
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Il momento migliore per partire
La primavera e l’autunno offrono spesso la luce più bella e temperature gradevoli, ma richiedono maggiore attenzione a umidità e foglie. L’estate è ideale in quota, mentre nei weekend le strade più note possono riempirsi di moto, auto e ciclisti.
Per godermi davvero Raticosa, Sambuca o Cerreto, scelgo spesso la prima parte della mattina. Le strade sono più libere, il motore lavora con temperature più favorevoli e rimane abbastanza tempo per fermarsi senza trasformare l’itinerario in una maratona.
Un itinerario ben riuscito lascia spazio alle soste
Quando organizzo un’uscita, considero una media reale di 45-55 km ogni ora sulle strade appenniniche, soste escluse. Le mappe possono mostrare distanze brevi, ma curve, attraversamenti dei paesi e pause fotografiche modificano molto i tempi effettivi.
Per una giornata equilibrata suggerisco questo schema. Al mattino si affronta la parte più tecnica, a metà giornata si sceglie un borgo con rifornimento e ristorante, mentre nel pomeriggio si lascia spazio a un rientro più semplice. È un approccio meno spettacolare sulla carta, ma molto più piacevole dopo sei o sette ore di guida.
- Mezza giornata con Raticosa e Futa, circa 150-180 km.
- Giornata completa tra Imola, Casola Valsenio e Sambuca, circa 200-240 km.
- Weekend tra Appennino reggiano, Cerreto e Radici, con 250-330 km distribuiti su due giorni.
- Giro turistico in Val Trebbia con Bobbio come sosta centrale e rientro dal Penice.
Non sottovaluto nemmeno il ritorno. Dopo molte curve la stanchezza riduce precisione e attenzione, proprio quando il motociclista tende a guidare con troppa confidenza. Meglio eliminare l’ultima deviazione che affrontare il rientro al buio su una strada sconosciuta.
La strada migliore è quella che lascia voglia di tornare
Le strade panoramiche dell’Emilia-Romagna funzionano perché permettono di scegliere tra percorsi brevi, classici ricchi di curve e itinerari di più giorni. Raticosa e Futa sono il punto di partenza più immediato, Val Trebbia e Romagna offrono varietà, mentre Cerreto e Radici regalano la sensazione di un vero viaggio appenninico.
Io partirei da un giro di 180-220 km, con una sola salita principale e almeno due soste vere. Una volta capiti ritmo, fondo e dislivello, sarà facile aggiungere un passo o una valle, mantenendo però la cosa che conta più del numero di curve: tornare a casa stanchi, soddisfatti e già con un’idea per la prossima uscita.