Pian delle Fugazze in moto tra curve e storia del Pasubio

25 ottobre 2026

Cartello del passo Pian delle Fugazze, ricoperto di adesivi di viaggi e moto, con vista sulle montagne.

Indice

Quando una strada porta dal fondovalle a oltre 1.160 metri in pochi tornanti, il piacere non sta soltanto nel raggiungere il passo, ma nel modo in cui ci si arriva. Il Pian delle Fugazze collega il Vicentino alla Vallarsa e offre un itinerario in moto fatto di curve, pascoli, memoria della Grande Guerra e deviazioni da affrontare con criterio. Qui raccolgo il percorso più interessante, le differenze tra i due versanti, il periodo migliore e gli errori da evitare.

Il valico del Pasubio merita una sosta oltre la semplice foto di rito

  • Quota: il passo si trova a circa 1.163 metri, sul confine tra Vicenza e Trento.
  • Strada principale: la SP 46 del Pasubio collega Schio, Valli del Pasubio e Rovereto attraverso la Vallarsa.
  • In moto: il percorso è adatto a naked, touring, crossover e scooter di buona cilindrata, ma richiede attenzione nei tratti ciechi.
  • Deviazione consigliata: l’Ossario del Pasubio è la sosta storica più semplice da inserire nel giro.
  • Attenzione: la Strada degli Eroi e i collegamenti verso Campogrosso non sono da considerare automaticamente percorribili con mezzi a motore.

Un valico tra Veneto e Trentino con una personalità precisa

Il passo si trova tra il massiccio del Pasubio e il gruppo del Sengio Alto, in una zona di confine dove cambiano rapidamente paesaggio, temperatura e tipo di strada. Da un lato si scende verso le Valli del Pasubio e l’Alto Vicentino, dall’altro si entra nella Vallarsa in direzione Rovereto. Per chi viaggia in moto, questo significa poter costruire un itinerario ad anello senza limitarsi a un semplice avanti e indietro.

La quota non è alpina in senso estremo, ma è sufficiente per trovare asfalto umido, ghiaia portata dalle piogge e temperature più basse anche quando in pianura fa caldo. Io considero questo tratto più interessante per la qualità dell’esperienza che per la velocità: le curve sono piacevoli, ma molte richiedono una traiettoria prudente e una lettura anticipata della strada.

Il territorio ha anche un forte valore storico. Il Pasubio fu teatro di combattimenti durante la Prima guerra mondiale e conserva strade militari, gallerie, trincee e monumenti. La moto permette di arrivare vicino ai principali punti di interesse, ma l’ultima parte della visita spesso richiede di proseguire a piedi.

Come arrivare e quale versante scegliere

La strada principale è la SP 46 del Pasubio, conosciuta anche come ex statale 46. Il versante vicentino parte idealmente da Schio e attraversa Torrebelvicino e Valli del Pasubio; quello trentino sale dalla Vallarsa e raggiunge il valico passando da Rovereto o da località intermedie della valle.

Versante Carattere del percorso Per chi lo consiglio
Schio e Valli del Pasubio Più progressivo, con curve e cambi di ritmo tra centri abitati e bosco Chi vuole costruire un giro ampio nel Vicentino
Vallarsa e Rovereto Più raccolto e montano, con vallate strette e tratti da affrontare con calma Chi arriva dal Trentino o dalla valle dell’Adige
Ossario del Pasubio Breve deviazione panoramica dalla zona del passo Chi vuole aggiungere una visita storica senza trasformare il giro in un’escursione lunga

Partendo da Schio, il percorso cresce gradualmente e lascia il tempo di prendere confidenza con il fondo. Dal lato trentino, invece, la sensazione è più immediata: il paesaggio si chiude e la strada invita a mantenere un’andatura regolare. In entrambi i casi, eviterei di programmare il passaggio come semplice trasferimento tra due località, perché il valore del giro sta nelle soste e nelle deviazioni brevi.

Il giro in moto che sceglierei per una giornata intera

Per una prima uscita partirei da Schio e salirei verso Valli del Pasubio seguendo la SP 46. Dopo il passaggio al valico, scenderei in Vallarsa e proseguirei verso Rovereto, lasciando aperta la possibilità di rientrare dallo stesso versante oppure di allungare il percorso sulle strade secondarie della zona.

Il punto forte di questo itinerario è il cambio continuo di ambiente: prima la fascia prealpina vicentina, poi i boschi e i pascoli del passo, infine la Vallarsa. Non serve inseguire un numero elevato di curve o di chilometri. Una giornata ben riuscita lascia spazio a una pausa, a una visita e a qualche tratto percorso senza fretta.

Per ampliare il giro con altri percorsi di carattere diverso, può essere utile prendere spunto dalle migliori strade da moto in Italia per ogni ritmo. Nel caso del Pasubio, però, sceglierei una combinazione equilibrata: un tratto panoramico, una deviazione storica e una strada di rientro meno impegnativa.

La deviazione all’Ossario del Pasubio

L’Ossario si trova sul colle Bellavista e ricorda i caduti della Prima guerra mondiale. È una sosta concreta, non soltanto scenografica: dal piazzale si comprende bene la posizione del massiccio e si percepisce quanto fosse difficile muoversi su queste montagne durante il conflitto.

La deviazione è adatta anche a chi non vuole affrontare un’escursione a piedi impegnativa. Io la inserirei sempre nel giro, lasciando almeno 30-45 minuti per fermarsi, visitare l’area e riprendere la moto senza trasformare la tappa in una corsa contro il tempo.

Strada degli Eroi e Campogrosso non sono una scorciatoia per motociclisti

Uno degli equivoci più comuni nasce dalla presenza di itinerari molto noti come la Strada degli Eroi e la Strada del Re. Sono percorsi di grande interesse storico e paesaggistico, ma non equivalgono a normali strade aperte al traffico motociclistico. In diversi tratti l’accesso ai veicoli a motore è vietato o regolato da sbarre e ordinanze locali.

La Strada degli Eroi conduce verso il rifugio Achille Papa e la zona alta del Pasubio, ma l’accesso privato motorizzato non va dato per scontato. La soluzione corretta è lasciare la moto dove indicato e proseguire a piedi, verificando sempre la segnaletica presente sul posto. Una strada militare non diventa automaticamente una strada da enduro.

Anche il collegamento diretto tra il passo e Campogrosso richiede attenzione. Alcuni tratti della Strada del Re sono destinati a escursionisti e ciclisti, mentre la viabilità può cambiare in base a lavori, frane o provvedimenti comunali. Se il tuo obiettivo è guidare, conviene raggiungere Campogrosso dai percorsi aperti sul versante di Recoaro, senza tentare passaggi vietati.

Leggi anche: Passi toscani in moto - gli itinerari più belli

Il fondo e la guida nei tratti più delicati

La SP 46 è una strada asfaltata, ma il fondo può presentare umidità, foglie, detriti e riparazioni dopo il maltempo. Nei mesi freddi il rischio aumenta vicino ai versanti ombreggiati, dove il ghiaccio può rimanere anche quando la strada appare asciutta.

La tecnica che trovo più efficace è semplice: entrare in curva già alla velocità corretta, mantenere una posizione fluida e lasciare margine rispetto alla mezzeria. Le curve cieche non sono il posto giusto per correggere una traiettoria o cercare il limite della gomma.

Quando andare e come preparare la moto

Il periodo più piacevole va generalmente dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, ma l’apertura effettiva dipende da neve, frane, lavori e condizioni locali. In inverno e all’inizio della primavera non partirei mai senza controllare i bollettini della viabilità provinciale: in quota la chiusura può riguardare anche singoli tratti della strada principale o della diramazione verso l’Ossario.

Il momento migliore della giornata è la mattina, soprattutto nei fine settimana estivi. Troverai meno traffico, maggiore luce nei tratti boschivi e più tempo per modificare il percorso se il meteo peggiora. Dopo un temporale, aspetterei prima di salire: acqua e detriti possono rendere meno leggibile il fondo.

  • Abbigliamento: porta uno strato impermeabile anche con previsioni favorevoli.
  • Pneumatici: controlla pressione e stato del battistrada prima di affrontare il passo.
  • Carburante: fai rifornimento a valle, perché in quota le possibilità sono limitate.
  • Navigazione: scarica la mappa offline e non seguire automaticamente itinerari che includono strade forestali o militari.
  • Moto elettrica: verifica autonomia reale in salita e temperatura, pianificando la ricarica prima di entrare nelle valli più isolate.

Per una moto sportiva il percorso è piacevole, ma non la sfrutterai come in pista. Una crossover o una turismo rende meglio sulle irregolarità e permette di portare abbigliamento e acqua; anche uno scooter di cilindrata adeguata può affrontare il valico, purché sia in ordine e non venga caricato oltre misura.

Come abbinarlo ad altri passi senza complicare il giro

Il Pian delle Fugazze funziona bene come tappa centrale di un itinerario tra Veneto e Trentino. Dal lato vicentino si può valutare un rientro verso Recoaro Terme o Schio; dal lato trentino si può proseguire verso Rovereto e scegliere più avanti altre strade di montagna, in base al tempo e alle condizioni del fondo.

Chi vuole trasformare l’uscita in un tour più ampio può confrontare questo percorso con le strade dei passi del Trentino in moto. Il criterio che seguo è non accumulare troppi valichi nella stessa giornata: dopo due o tre ore di curve, la stanchezza incide più del chilometraggio e riduce la qualità della guida.

Una combinazione sensata prevede il passo al mattino, una pausa lunga in Vallarsa o nel Vicentino e un rientro su una strada più scorrevole. In questo modo il giro resta godibile anche per chi viaggia in gruppo con moto diverse e livelli di esperienza non omogenei.

La regola che mi porto dietro dal Pasubio

Il Pian delle Fugazze non va affrontato come una prova di velocità. È un valico compatto, ricco di storia e abbastanza flessibile da adattarsi a una gita breve o a un itinerario di un’intera giornata, ma dà il meglio quando si rispettano i suoi tempi, la segnaletica e le condizioni del momento.

Io partirei con una traccia semplice, terrei l’Ossario come sosta quasi obbligata e lascerei fuori dal navigatore ogni strada non chiaramente aperta alle moto. Così il giro conserva ciò che conta davvero: curve piacevoli, paesaggio e la sensazione di aver scoperto un angolo autentico delle Prealpi.

Domande frequenti

Il versante da Schio e Valli del Pasubio è più progressivo, con curve e cambi di ritmo tra abitati e bosco. Quello dalla Vallarsa è più raccolto e montano, indicato per chi arriva da Rovereto o dalla valle dell’Adige.

Un giro equilibrato parte da Schio, segue la SP 46 fino al passo, scende in Vallarsa e prosegue verso Rovereto. Il rientro può avvenire dallo stesso versante oppure su strade secondarie, lasciando tempo per soste e deviazioni.

La deviazione all’Ossario sul colle Bellavista richiede almeno 30-45 minuti per visitare l’area, fermarsi al piazzale e riprendere il viaggio senza fretta. È una sosta storica facilmente inseribile nel giro.

Non va considerata automaticamente aperta al traffico motociclistico: l’accesso può essere vietato o regolato da sbarre e ordinanze locali. È necessario verificare la segnaletica, lasciare la moto dove indicato e proseguire a piedi; per Campogrosso conviene usare i percorsi aperti sul versante di Recoaro.

Il periodo generalmente più piacevole va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno. Prima di partire bisogna controllare viabilità, neve, frane e lavori, perché anche la strada principale o la deviazione verso l’Ossario possono avere chiusure locali.

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Samuel Ricci

Samuel Ricci

Mi chiamo Samuel Ricci e da 14 anni mi dedico con passione al mondo delle due ruote, con un occhio di riguardo per le novità nel campo delle moto, degli scooter e della mobilità elettrica. Quello che mi spinge è la curiosità di esplorare come la tecnologia stia ridefinendo il nostro modo di muoverci, cercando di rendere accessibili a tutti le informazioni più complesse. Mi impegno a fornire contenuti chiari e ben documentati, analizzando le tendenze del mercato e le innovazioni, per aiutarvi a comprendere meglio questo settore in continua evoluzione e a fare scelte informate.

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