Affrontare la strada del Passo Giau in moto significa attraversare uno dei tratti più spettacolari delle Dolomiti, ma anche gestire tornanti, pendenze, traffico e cambi repentini del meteo. Qui raccolgo il percorso completo, le differenze tra i due versanti, il periodo migliore e i consigli pratici che fanno davvero la differenza durante la guida.
La strada del Passo Giau richiede ritmo, attenzione e una buona pianificazione
- Quota: il valico si trova a circa 2.236 metri.
- Percorso: la SP638 collega Pocol, sopra Cortina d’Ampezzo, con Selva di Cadore per circa 20 chilometri.
- Versanti: quello da Selva è più impegnativo, mentre da Cortina la salita è generalmente più breve e scorrevole.
- Periodo: l’estate offre maggiore sicurezza meteorologica, ma anche più traffico.
- Regola d’oro: affrontare le curve cieche senza invadere la corsia opposta e senza inseguire tempi da cronometro.

Come si sviluppa la strada del Passo Giau
La SP638 del Passo Giau parte da Pocol, località collegata a Cortina d’Ampezzo dalla strada delle Dolomiti, e sale fino al valico per poi scendere verso Selva di Cadore e la Val Fiorentina. Nel punto più alto si apre una vista ampia sul Nuvolau, sull’Averau, sulla Marmolada e sul gruppo del Sella.
Il tratto complessivo misura circa 20,2 chilometri. Il valico è posto a 2.236 metri, anche se alcune fonti riportano 2.233 metri in base al punto di riferimento utilizzato. Per chi viaggia in moto, la differenza è irrilevante: ciò che conta è che si tratta di una strada alpina alta, esposta e sensibile alle condizioni atmosferiche.
| Versante | Dati indicativi | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Da Pocol e Cortina | Circa 8,6 km, pendenza media intorno all’8,3% | Più breve, con curve regolari e diversi punti panoramici |
| Da Selva di Cadore | Circa 10,1 km, pendenza media intorno al 9,1% | Più impegnativo, con numerosi tornanti e tre gallerie |
Il versante cadorino è quello che molti motociclisti ricordano di più perché concentra circa 29 tornanti in una salita continua. Io lo considero più gratificante da affrontare in discesa solo per chi ha già una buona sensibilità sui freni, perché la pendenza e le curve ravvicinate possono stancare rapidamente.
Quale versante scegliere in moto
Da Cortina la salita comincia a Pocol e offre un tratto relativamente compatto. La strada alterna bosco e aperture panoramiche, con curve che diventano più strette man mano che ci si avvicina al passo. È una scelta adatta a chi vuole raggiungere rapidamente la quota e collegare il Giau ad altri passi della zona.
Da Selva di Cadore il percorso è più lungo e tecnico. I tornanti ravvicinati, le rampe più decise e le gallerie richiedono una guida pulita, soprattutto quando si incrociano auto, camper o ciclisti. Non serve una moto potentissima, ma aiutano una buona coppia ai bassi regimi, una frizione modulabile e pneumatici in condizioni perfette.
Per un primo giro consiglio di salire da Selva e scendere verso Cortina, partendo presto. In questo modo si affronta il lato più impegnativo con maggiore lucidità e si arriva al panorama del valico nel momento più bello della giornata, quando la luce tende a essere più leggibile sulle pareti dolomitiche.
Il giro ad anello da Cortina
Il modo più equilibrato per inserire il passo in un itinerario è partire da Cortina d’Ampezzo, salire a Pocol e raggiungere il valico. Dopo la sosta si scende verso Selva di Cadore, si prosegue per Colle Santa Lucia e si rientra verso Cernadoi, collegandosi alla strada del Falzarego prima di tornare a Cortina.
L’anello misura all’incirca 60 chilometri e richiede circa due ore di guida senza fermate. Nella pratica, tra fotografie, pausa pranzo e traffico, metterei in conto almeno mezza giornata. Il vantaggio è evidente: si percorrono due ambienti diversi senza ripetere subito lo stesso tratto.
Chi vuole allungare il giro può collegarlo al giro dei quattro passi, ma deve evitare di trasformare l’uscita in una corsa contro il tempo. Tra Giau, Falzarego, Valparola e Sella le curve diventano moltissime, e dopo alcune ore la stanchezza incide più della difficoltà tecnica della strada.
Come guidare senza rovinarsi il percorso
Il Passo Giau non è difficile perché nasconde passaggi estremi. È impegnativo perché combina pendenza, curve cieche, quota e traffico variabile. La traiettoria deve restare sempre nella propria corsia, lasciando margine per un’auto che taglia la curva o per un ciclista che procede lentamente.
- Riduci la velocità prima del tornante, non quando sei già dentro la curva.
- Usa il freno posteriore per stabilizzare la moto nelle svolte lente.
- Evita sorpassi nei tratti senza visibilità e all’uscita delle gallerie.
- Controlla la presenza di ghiaia, foglie bagnate e umidità nelle zone in ombra.
- Lascia spazio ai veicoli che scendono, soprattutto nei tornanti stretti.
Un errore frequente è concentrarsi soltanto sull’asfalto e dimenticare il freddo. Anche in una giornata estiva, in cima possono esserci temperature molto più basse rispetto a Cortina. Io porterei sempre uno strato antivento, guanti adatti e una visiera pulita, perché il sole basso e i cambi di luce affaticano più di quanto sembri.
Quando andare e cosa verificare prima di partire
Il periodo più semplice va generalmente da fine primavera all’inizio dell’autunno, ma l’apertura effettiva dipende da neve, ghiaccio e lavori. Tra luglio e agosto il fondo può essere perfettamente praticabile, mentre il traffico turistico rende meno fluida la guida. Le prime ore del mattino sono quasi sempre la scelta migliore.
In primavera e in autunno il paesaggio è più tranquillo, ma il meteo cambia velocemente. Prima della partenza controllerei sempre gli avvisi di Veneto Strade, le webcam disponibili e le previsioni specifiche per la quota, non soltanto quelle di Cortina o Belluno.
La strada non va considerata automaticamente percorribile in inverno. Tra il 15 novembre e il 15 aprile possono entrare in gioco limitazioni stagionali e condizioni obbligatorie legate a neve e ghiaccio. Anche con cielo sereno a valle, un tratto in quota può essere sporco, gelato o interessato da una chiusura temporanea.
I servizi sul passo sono limitati rispetto a una località abitata. Conviene fare rifornimento prima di salire, portare acqua e non dare per scontata l’apertura di bar o rifugi fuori stagione. Se il viaggio dura più giorni e vuoi alternare le Dolomiti a una strada panoramica completamente diversa, puoi inserire anche una trasa Corniche d'Or in un itinerario verso la costa francese.
Il modo giusto di vivere il valico
Il Passo Giau dà il meglio quando non lo si tratta come una prova di velocità. La strada è abbastanza tecnica da divertire un motociclista esperto, ma il vero punto di forza resta il rapporto tra guida e paesaggio, soprattutto nei prati aperti vicino alla cima.
Per me il giro ideale prevede partenza presto, serbatoio pieno, abbigliamento per il freddo e almeno due soste. Una al passo, per osservare il panorama senza fretta, e una lungo il percorso per lasciare raffreddare la moto e riprendere concentrazione.
Se la visibilità è buona e la strada è asciutta, la SP638 può diventare uno dei momenti migliori di un viaggio nelle Dolomiti. Se invece arriva nebbia, pioggia o ghiaccio, la scelta più intelligente è rimandare la salita: il Giau resta lì, mentre il margine di sicurezza in montagna può ridursi in pochi minuti.