Quando una strada di montagna unisce curve, paesaggi e piccoli borghi, la moto diventa il modo migliore per assaporarla senza fretta. Il passo delle Radici, nell’Appennino Tosco-Emiliano, offre proprio questo: un valico a 1.529 metri tra Garfagnana ed Emilia, con itinerari adatti sia a una giornata sia a un fine settimana. Qui trovi indicazioni pratiche su accessi, anelli consigliati, periodo migliore e preparazione della moto.
Il valico ideale per un giro appenninico completo
- Quota di circa 1.529 metri, tra Toscana ed Emilia-Romagna.
- Il collegamento principale passa sulle SP 72 toscana e SP 324 R emiliana.
- Il tratto offre curve scorrevoli, boschi e panorami, ma richiede attenzione per fondo irregolare e meteo variabile.
- Le soste più interessanti sono San Pellegrino in Alpe, Castiglione di Garfagnana, Frassinoro e Montefiorino.
- Per un giro piacevole consiglio di prevedere almeno mezza giornata, senza trasformare il percorso in una gara.

Dove si trova e perché merita una deviazione
Il valico si trova sul crinale dell’Appennino Tosco-Emiliano e separa la provincia di Lucca da quella di Modena. Da un lato si apre la Garfagnana, dall’altro comincia l’area dell’alto Secchia, con Frassinoro e i percorsi dell’Appennino modenese. La strada provinciale che lo attraversa segue in gran parte il tracciato dell’ex statale 324.
La quota è importante, ma non è l’unico motivo per arrivare fin qui. Io lo considero interessante soprattutto perché permette di combinare guida, natura e borghi nello stesso itinerario. Non è un passo da affrontare soltanto per scattare una foto al cartello: il bello sta nella successione di curve, cambi di pendenza e strade secondarie che si possono collegare intorno al valico.
Il paesaggio cambia rapidamente. Salendo dalla Garfagnana si attraversano boschi e località sparse; avvicinandosi alla sommità l’ambiente diventa più aperto e il vento può farsi sentire anche nelle giornate calde. La presenza di San Pellegrino in Alpe, uno dei centri abitati più alti dell’Appennino, aggiunge una sosta culturale e panoramica che vale qualche minuto in più.
Tre accessi utili per arrivare in moto
La scelta dell’accesso cambia molto il carattere del giro. Per questo preferisco ragionare in termini di partenza e non soltanto di destinazione.
| Accesso | Caratteristiche | Per chi è adatto |
|---|---|---|
| Castelnuovo di Garfagnana | Salita panoramica attraverso Castiglione di Garfagnana e le località del versante lucchese | Chi cerca un percorso vario e turistico |
| Frassinoro | Strada appenninica sul versante modenese, con collegamenti verso l’alto Secchia | Chi arriva dall’Emilia e vuole evitare trasferimenti lunghi |
| San Pellegrino in Alpe | Accesso breve al crinale e possibilità di abbinare una visita al borgo | Chi vuole una deviazione panoramica o una sosta tranquilla |
Da Castelnuovo di Garfagnana si può salire verso Castiglione e proseguire lungo la provinciale fino al crinale. È l’opzione che sceglierei per una prima visita, perché consente di inserire facilmente una pausa nei borghi della valle e di mantenere un ritmo rilassato.
Dal lato emiliano, Frassinoro rappresenta un punto di riferimento pratico. Il percorso è meno legato ai centri turistici della Garfagnana e più immerso nell’ambiente montano. In entrambi i casi è meglio non aspettarsi una strada da circuito: le curve vanno lette con margine, soprattutto nei punti ciechi e nelle zone dove possono comparire animali o mezzi agricoli.
Un anello in moto tra Garfagnana e Appennino modenese
Per sfruttare davvero la zona, eviterei il semplice andata e ritorno. Un anello consente di vedere due versanti diversi e riduce la sensazione di ripetere la stessa strada.
Una soluzione equilibrata parte da Castelnuovo di Garfagnana, sale verso il valico, raggiunge San Pellegrino in Alpe e scende verso Frassinoro. Da qui si può proseguire in direzione di Montefiorino e rientrare verso la Garfagnana scegliendo le strade disponibili in base al tempo e alle condizioni del fondo. È un giro da programmare senza rigidità, perché le provinciali appenniniche dilatano i tempi più di quanto suggerisca la distanza sulla mappa.
Per una giornata più lunga si possono aggiungere Pievepelago, Sestola o altri passi dell’Appennino modenese, ma soltanto se il gruppo ha una buona autonomia. In moto, un itinerario da 180 chilometri con molte curve può risultare più impegnativo di un trasferimento autostradale molto più lungo.
Quanto tempo calcolare
Per una salita, una sosta e il rientro dallo stesso versante bastano in genere 3 o 4 ore, escluse le pause lunghe. Un anello tra Toscana ed Emilia richiede invece almeno mezza giornata, mentre per inserire borghi, pranzo e deviazioni conviene dedicare una giornata intera.
Io lascerei sempre un’ora libera nel programma. Serve per fermarsi in sicurezza, affrontare un tratto più lento del previsto o cambiare strada se il meteo peggiora. La fretta è il modo più semplice per rovinare un percorso che dà il meglio proprio quando lo si guida con calma.
Fondo stradale, traffico e periodo migliore
La strada è adatta a moto stradali, naked, crossover e gran turismo. Non serve una maxi enduro, anche se una moto con posizione rialzata può risultare comoda sui tratti più sconnessi. Il fondo può presentare asfalto irregolare, rattoppi e foglie, soprattutto nei tratti boschivi e dopo periodi di pioggia.
La primavera avanzata e l’estate sono i periodi più semplici per organizzare il giro, ma in quota le temperature restano fresche anche quando in valle fa caldo. In autunno il paesaggio è splendido, però la luce cala presto e l’umidità può rendere viscido il fondo. L’inverno richiede maggiore prudenza per neve, ghiaccio e possibili limitazioni temporanee.
Prima di partire controllerei sempre il meteo di valle e di crinale, oltre agli eventuali aggiornamenti sulla viabilità provinciale. Un’app di navigazione non basta: può mostrare una strada come percorribile anche quando il fondo è problematico o sono presenti lavori recenti.
Nel fine settimana il traffico motociclistico aumenta, ma il problema principale non è il numero di moto. Sono più insidiosi i veicoli che procedono lentamente, i ciclisti e chi taglia la traiettoria nelle curve. La regola che seguo è semplice: entro in curva già alla velocità giusta, senza contare sulla frenata durante la piega.
Soste, carburante e preparazione della moto
Le opportunità di rifornimento e acquisto di generi essenziali sono più frequenti nei centri a valle che sul crinale. Per questo partirei con il serbatoio già ben rifornito e porterei acqua, una piccola scorta alimentare e una power bank. Non è una precauzione esagerata: sulle strade appenniniche alcuni tratti hanno pochi servizi e una copertura telefonica non sempre continua.
San Pellegrino in Alpe è la sosta più naturale vicino alla sommità. Castiglione di Garfagnana è invece una buona scelta per una pausa più lunga, mentre sul versante emiliano si possono valutare Frassinoro e i centri della valle del Secchia. Io preferisco fermarmi prima di avere fame o riserva: la gestione dell’autonomia rende il giro molto più piacevole.
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Controlli da fare prima della partenza
- Pressione e stato degli pneumatici, soprattutto se si viaggia con passeggero o bagagli.
- Pastiglie e livello del liquido freni, perché discese e tornanti mettono sotto carico l’impianto.
- Catena lubrificata e correttamente tensionata sulle moto a trasmissione finale.
- Abbigliamento a strati, guanti impermeabili e protezione per la pioggia.
- Traccia offline del percorso, nel caso la connessione dati diventi instabile.
Non trascurerei nemmeno il rientro. Dopo molte ore di curve la stanchezza riduce la precisione più della difficoltà tecnica della strada. Se il giro è lungo, programmare una pausa vera ogni 60-90 minuti fa una differenza concreta.
Il modo giusto per godersi questo itinerario
Il valore del percorso non sta nel contare quante curve si riescono a percorrere in un’ora. Sta nel collegare due regioni, fermarsi nei punti giusti e lasciare spazio agli imprevisti piacevoli, come una strada secondaria panoramica o un piccolo paese ancora poco frequentato.
Per una prima uscita sceglierei un anello semplice tra Garfagnana, crinale e Frassinoro, con una sosta a San Pellegrino in Alpe. Dopo aver capito ritmo, fondo e servizi, si può allungare il giro verso gli altri passi dell’Appennino modenese. La configurazione migliore resta quella che permette di tornare a casa riposati, con la voglia di rifare la strada in una stagione diversa.
Il passo delle Radici funziona proprio per questo equilibrio. Offre abbastanza curve per soddisfare chi guida, ma anche panorami, borghi e pause che lo rendono adatto a un itinerario turistico completo, non soltanto a una tirata domenicale.