Una strada di montagna può essere molto più di una sequenza di curve: il Passo della Futa unisce Toscana ed Emilia-Romagna, paesaggi appenninici e una storia che merita una sosta. Per chi viaggia in moto, il valico offre un itinerario piacevole e accessibile, ma dà il meglio se inserito in un anello con Raticosa, Firenzuola o il Mugello.
La Futa rende al meglio dentro un giro appenninico ben pianificato
- Quota di circa 903 metri sul livello del mare, nel comune di Firenzuola.
- Strada principale sulla SS65 della Futa, tra Barberino di Mugello e il territorio bolognese.
- Punto forte per i motociclisti: curve scorrevoli, boschi e numerosi collegamenti con altri passi.
- Sosta consigliata al Cimitero militare germanico e nei borghi dell’Alto Mugello.
- Periodo migliore da tarda primavera a inizio autunno, controllando sempre meteo e viabilità.

Dove si trova il valico e perché piace a chi guida la moto
Il valico si trova nell’Appennino tosco-romagnolo, nel territorio di Firenzuola, e separa la valle del Mugello da quella del Santerno. La quota è di circa 903 metri, abbastanza per trovare temperature sensibilmente più basse rispetto a Firenze o Bologna anche nelle giornate estive.
La strada di riferimento è la SS65 della Futa, storico collegamento tra Firenze e Bologna. Non è una strada estrema né riservata a motociclisti esperti: il suo pregio sta nell’equilibrio tra curve, dislivello e facilità di accesso. Io la considero una buona scelta anche per chi sta costruendo esperienza sui passi, purché affronti i tornanti senza fretta.
Il fondo può cambiare rapidamente tra un tratto esposto al sole e uno immerso nel bosco. Nei fine settimana aumentano moto, auto e ciclisti, quindi la traiettoria ideale non deve mai diventare una gara. La parte più divertente rimane quella in cui si riesce a mantenere una guida pulita, con frenate anticipate e gas progressivo.
Il percorso classico da Firenze verso la Futa
Da Firenze conviene dirigersi verso Barberino di Mugello, proseguendo poi sulla SS65. Dal capoluogo toscano al valico si percorrono indicativamente 50-55 chilometri, ma il tempo reale può variare da circa un’ora e un quarto a oltre due ore tra traffico, soste e attraversamenti urbani.
Barberino è un punto pratico per fare rifornimento, acquistare acqua e controllare la pressione degli pneumatici. Da qui il percorso entra progressivamente in un ambiente più montano, con boschi e curve che diventano più frequenti. Per me è il modo più semplice per prendere confidenza con la zona senza trasformare la giornata in un tour troppo impegnativo.
Arrivati in quota, una sosta breve permette di visitare il Cimitero militare germanico della Futa, uno dei luoghi storici più importanti dell’Appennino toscano. Secondo Italia.it, il complesso ospita circa 33.000 salme. È una visita da affrontare con rispetto, non una semplice tappa panoramica, e cambia il significato del paesaggio attraversato in moto.
Un anello più completo tra Futa, Raticosa e Firenzuola
Chi arriva fin qui solo per tornare dalla stessa strada si perde una parte interessante del territorio. Un anello molto valido parte da Barberino, sale al valico, scende verso Firenzuola e poi si collega alle strade dell’Appennino bolognese, con possibilità di inserire il Passo della Raticosa prima del rientro.
Da Firenzuola si può percorrere la provinciale verso il fondovalle del Santerno, scegliendo poi in base al tempo disponibile tra Raticosa, Monghidoro e Loiano. Un giro con partenza e arrivo a Barberino può arrivare a circa 150-180 chilometri; con soste fotografiche e pranzo è realistico dedicargli una giornata intera.
| Variante | Impegno indicativo | Perché sceglierla |
|---|---|---|
| Barberino - Futa - ritorno | Circa 70-90 km complessivi | Uscita breve, adatta a chi vuole provare il percorso senza allontanarsi troppo. |
| Futa - Firenzuola - Raticosa | Circa 100-130 km | Più curve e maggiore varietà di paesaggi, con un ritmo di guida più appenninico. |
| Anello Mugello e passi bolognesi | Circa 150-180 km da Barberino | La scelta migliore per una giornata completa in moto. |
Le distanze sono indicative e dipendono dalle deviazioni scelte. Io preferisco lasciare almeno un’ora di margine rispetto al tempo stimato dal navigatore, perché su queste strade una pausa imprevista o un tratto lento fanno parte del viaggio.
Come guidare in sicurezza sulle curve appenniniche
La Futa è alla portata di molte moto, dalle naked alle crossover, ma il tipo di guida conta più della cilindrata. Una moto leggera e agile può essere piacevole nei tornanti, mentre una tourer offre maggiore comfort nei trasferimenti: in entrambi i casi servono pneumatici in buono stato e freni controllati prima della partenza.
- Affronta le curve cieche mantenendo una velocità che permetta di fermarsi nello spazio visibile.
- Rimani nella tua corsia e non tagliare la linea centrale, anche quando la strada sembra libera.
- Considera umidità, foglie e brecciolino nei tratti boschivi, soprattutto al mattino.
- Lascia spazio dagli altri motociclisti, perché il ritmo del gruppo può cambiare rapidamente.
- Controlla il meteo in quota, non soltanto quello della città da cui parti.
Il mio consiglio più concreto è evitare di inseguire il ritmo di chi conosce già la strada. Il traffico in senso opposto può comparire dietro una curva e il fondo non è sempre uniforme. La traiettoria corretta vale più di qualche minuto risparmiato, soprattutto nei weekend affollati.
Quando partire e cosa portare con sé
Il periodo più piacevole va in genere da maggio a ottobre. In primavera il paesaggio è brillante ma il fondo può essere umido; in estate la quota offre sollievo dal caldo, mentre in autunno le foglie bagnate richiedono più attenzione. Nei mesi freddi possono comparire ghiaccio, neve o limitazioni temporanee, quindi è indispensabile verificare la situazione poco prima della partenza.
Per un giro di una giornata porto sempre acqua, uno strato antivento, guanti adatti alla temperatura e un piccolo kit per le forature. Non farei affidamento sui servizi presenti direttamente al passo: è più prudente partire con serbatoio e batteria sufficienti, soprattutto se si guida uno scooter o una moto elettrica.
Con un modello elettrico conviene programmare le ricariche nei centri abitati di partenza o lungo il fondovalle. In quota le opportunità possono essere limitate e il consumo aumenta con dislivello, freddo e guida brillante. Uno scooter 125 può affrontare il percorso, ma richiede più anticipo nei sorpassi e una gestione attenta dei freni nelle discese lunghe.
Le soste che danno senso al viaggio
Oltre al cimitero germanico, il percorso permette di fermarsi nei piccoli centri del Mugello e dell’Alto Mugello, dove una pausa gastronomica è spesso più interessante di una sosta veloce in un’area affollata. A La Traversa, vicino al valico, si trovano strutture storiche legate alla ristorazione locale, utili per assaggiare piatti toscani e mugellani.
Nei dintorni passano anche itinerari escursionistici come la Via degli Dei e la Flaminia Militare. Non sono percorsi da affrontare con la moto, ma aiutano a capire la profondità storica del territorio e possono diventare una buona ragione per tornare con più tempo, magari lasciando la moto per qualche ora.
Se cerco una giornata di guida pura, scelgo l’anello tra Futa e Raticosa. Se invece voglio alternare curve e visite, inserisco Firenzuola, una sosta più lunga al cimitero e un pranzo tranquillo. La differenza non la fa il numero di passi attraversati, ma il modo in cui si costruisce il ritmo della giornata.
La Futa funziona quando non la si tratta come una gara
Questo valico merita di essere scelto per la sua varietà: è abbastanza vicino alle grandi città, offre curve divertenti e conserva un patrimonio storico importante. Non è necessario cercare velocità o percorsi complicati per goderselo. Partenza con moto controllata, meteo verificato e itinerario flessibile sono le tre condizioni che, secondo la mia esperienza, fanno davvero la differenza.
Per una prima uscita sceglierei il collegamento da Barberino e il rientro sulla stessa direttrice. Dopo aver preso le misure con traffico, fondo e dislivello, aggiungerei Raticosa o Firenzuola. Così il viaggio resta piacevole, leggibile e adatto tanto a una naked quanto a una crossover, a uno scooter ben preparato o a una moto elettrica con autonomia pianificata.