Le informazioni essenziali per organizzare il giro giusto
- Tre aree diverse offrono esperienze molto distinte: laghi, prealpi e Appennino pavese.
- Per una giornata equilibrata consiglio tra 150 e 250 km, soste escluse.
- Il periodo migliore va da maggio a ottobre, ma i passi più alti dipendono da neve e ordinanze locali.
- Tra gli eventi 2026 spiccano il 31° Motogiro della Lombardia e Dintorni e il WorldSBK a Cremona.
- Il traffico sui laghi può cambiare completamente l’esperienza: nei weekend estivi conviene partire presto.
Quale zona scegliere per un motogiro in Lombardia
La Lombardia non ha un solo carattere motociclistico. In pianura prevalgono trasferimenti e collegamenti veloci, mentre tra prealpi e Appennino si trovano curve più interessanti. Io scelgo la zona in base al tempo disponibile, al tipo di moto e soprattutto al ritmo desiderato.
| Zona | Distanza indicativa | Impegno | Perché sceglierla |
|---|---|---|---|
| Lago di Como e Valsassina | 160-220 km | Medio | Panorami, borghi e strade collinari |
| Varese, Cuvignone e laghi varesini | 110-140 km | Facile o medio | Ideale per mezza giornata |
| Val Brembana e Passo San Marco | 180-220 km | Medio o impegnativo | Curve, dislivello e ambiente alpino |
| Oltrepò Pavese e Passo Penice | 110-180 km | Facile o medio | Strade piacevoli vicino a Milano e Pavia |
| Alta Valtellina e Stelvio | 250-350 km | Impegnativo | Alta montagna e grandi tornanti |
Per chi parte da Milano o dalla Brianza, i laghi varesini e il Pavese sono le opzioni più semplici. Chi invece ha un’intera giornata e una buona esperienza sui tornanti può puntare verso Bergamo, Sondrio o Bormio. La differenza la fanno spesso il traffico e il dislivello, non soltanto i chilometri indicati dal navigatore.

Quattro itinerari che meritano davvero la partenza
Laghi varesini e Passo del Cuvignone
È uno dei giri più equilibrati per chi cerca panorami senza affrontare una giornata massacrante. Un anello di circa 115-130 km può collegare Varese, il Sacro Monte, il Lago di Varese, il Lago Maggiore e il Passo del Cuvignone, a circa 1.036 metri.
La strada alterna curve accessibili e tratti panoramici, con numerose possibilità di sosta. Il Sacro Monte e Castelseprio aggiungono una componente culturale che spesso manca nei giri costruiti solo sui passi. Lo consiglio a chi viaggia in coppia o a chi vuole riprendere confidenza con la guida dopo l’inverno.
Como, Mandello del Lario e Valsassina
Il classico giro del Lago di Como resta valido, ma va affrontato con intelligenza. Da Como si può salire verso Bellagio, proseguire sulla sponda orientale fino a Mandello del Lario e rientrare attraverso la Valsassina, per un totale variabile tra 170 e 220 km.
Mandello è una tappa quasi obbligata per chi ama la storia della moto italiana, grazie al legame con Moto Guzzi e al suo museo. La parte più bella, secondo me, non è inseguire ogni curva sul lungolago, spesso congestionato, ma alternare la vista sull’acqua a strade interne più scorrevoli. Nei mesi estivi partire prima delle 8:00 cambia completamente il giro.Val Brembana e Passo San Marco
Da Bergamo si può risalire la Val Brembana, attraversare San Pellegrino Terme e puntare verso Foppolo o il Passo San Marco. L’anello completo arriva a circa 200-220 km, con un dislivello importante e una durata reale di almeno sei ore comprese le soste brevi.
Il Passo San Marco raggiunge circa 1.992 metri e regala un ambiente alpino senza richiedere necessariamente un viaggio in Alta Valtellina. Qui il fondo può essere più impegnativo e la temperatura cambia rapidamente. Non lo sceglierei per una prima uscita stagionale, ma è una delle mete migliori per una naked, una sport-touring o una crossover ben preparata.
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Oltrepò Pavese e Passo Penice
Quando voglio curve e buon cibo senza spingermi troppo a nord, l’Oltrepò Pavese è una scelta concreta. Da Pavia o Stradella si può passare per Casteggio, Montalto Pavese, Varzi e il Passo Penice, arrivando poi verso Bobbio prima del rientro.
Il percorso base misura circa 110-160 km, ma può diventare più lungo aggiungendo Brallo, Val Tidone o altre strade collinari. È adatto anche a moto di media cilindrata e scooter di buona capacità, perché non dipende da velocità elevate. Il limite è il fondo irregolare in alcuni tratti, quindi conviene lasciare margine e non fidarsi soltanto delle fotografie delle curve.
Passi alpini e grandi giri da affrontare con criterio
Lo Stelvio è il nome più famoso, ma non sempre è la scelta migliore per una domenica improvvisata. Da Bormio il percorso verso il passo richiede già tempo, e in estate i tornanti possono riempirsi di auto, camper e ciclisti. Per goderselo davvero preferisco un giorno feriale, una partenza mattutina e una verifica delle condizioni della strada.
Un giro dell’Alta Valtellina può includere Bormio, Passo Stelvio, Passo Gavia e rientro verso Tirano, ma la distanza può superare facilmente i 250 km con molte ore in sella. Il Gavia è più stretto e meno indulgente rispetto a strade alpine più larghe. In caso di pioggia o nebbia, ridurrei il programma senza esitazioni.
Un’altra possibilità è il percorso da Tirano verso il Passo del Bernina, l’Engadina e la Val Bregaglia, con un anello di circa 220 km. Il tratto svizzero richiede documenti validi e attenzione alle regole locali, soprattutto se si utilizzano autostrade o semiautostrade. È un itinerario molto scenografico, ma va pianificato come viaggio internazionale, non come semplice uscita fuori porta.
Prima di partire controllo sempre tre elementi che fanno la differenza:
- apertura dei passi e possibili chiusure temporanee;
- previsioni meteo su valle e quota, non soltanto nella località di partenza;
- autonomia della moto, perché sui passi i distributori possono essere molto distanti.
Come trasformare il percorso in un’esperienza di cultura motociclistica
Un motogiro riuscito non è soltanto una sequenza di curve. La Lombardia permette di collegare la guida a musei, fabbriche storiche, borghi, prodotti locali e manifestazioni organizzate. Questo rende il viaggio più completo e offre una pausa sensata, invece della solita sosta casuale al distributore.
Mandello del Lario è il riferimento naturale per la cultura Moto Guzzi. A Varese e Como si possono combinare strade panoramiche con luoghi storici e architetture lombarde, mentre l’Oltrepò aggiunge cantine, salumi e cucina collinare. Io preferisco inserire una sola visita principale per giornata: troppe tappe trasformano il giro in una corsa contro l’orologio.
Per il calendario 2026, la Federazione Motociclistica Italiana indica a Magenta il 31° Motogiro della Lombardia e Dintorni, previsto a settembre. Sono inoltre in programma numerosi motoincontri regionali tra primavera ed estate, spesso con formule accessibili anche a chi non partecipa abitualmente alle attività di club.
Chi vuole affiancare al turismo l’agonismo può guardare al WorldSBK di Cremona, in calendario dal 25 al 27 settembre 2026. A novembre, invece, Milano torna al centro dell’attenzione con EICMA, utile per seguire novità su moto, scooter, accessori e mobilità elettrica. Le date e le modalità di accesso vanno sempre ricontrollate presso gli organizzatori prima di prenotare.Organizzazione, costi e errori da evitare
Per un giro di una giornata considero un budget realistico di 35-70 euro oltre al carburante, includendo colazione, pranzo semplice, parcheggio e una piccola spesa imprevista. Con una moto che percorre 18-22 km con un litro, un itinerario da 220 km richiede circa 10-12 litri. Il costo finale dipende naturalmente dal prezzo del carburante e dal tipo di motore.
Per un weekend di due giorni, una camera doppia o una struttura motociclistica può portare il totale a 130-250 euro a persona, considerando pernottamento, pasti e carburante. In alta stagione sui laghi i prezzi salgono e il parcheggio diventa più difficile. Prenotare in un paese leggermente distante dalla riva spesso migliora il rapporto tra costo e qualità.
Gli errori che incontro più spesso nella pianificazione sono quasi sempre gli stessi:
- calcolare la giornata sui soli chilometri, ignorando curve, traffico e soste;
- inserire tre o quattro passi alpini senza una vera alternativa in caso di maltempo;
- partire con gomme fredde e bagagli caricati male;
- usare un percorso “curve” senza controllare se include strade strette, sterrate o private;
- confondere un’andatura brillante con una guida sicura su strade aperte al traffico.
Per le soste uso una regola semplice. Ogni 90-120 minuti prevedo almeno dieci minuti per bere, controllare la moto e riprendere attenzione. Sui percorsi di montagna questa pausa non è tempo perso: riduce la stanchezza e aiuta a leggere meglio fondo, animali, biciclette e veicoli lenti.
Chi viaggia con uno scooter può affrontare senza problemi i laghi e il Pavese, mentre per Stelvio, Gavia o San Marco servono più attenzione, autonomia e protezione dal freddo. La cilindrata conta meno della condizione del mezzo, dei pneumatici e dell’esperienza del pilota.
Il criterio che rende memorabile una strada lombarda
Per scegliere il giro giusto non partirei dal passo più famoso, ma dall’esperienza che voglio vivere. Mezza giornata significa Varese o Oltrepò, una giornata piena porta verso Como, Bergamo o il Pavese più ampio, mentre l’Alta Valtellina merita un programma dedicato.
Controllare meteo, viabilità e calendario degli eventi prima di uscire evita gran parte delle delusioni. Il resto lo fanno un ritmo sostenibile, una sosta scelta bene e la disponibilità a cambiare itinerario quando la montagna presenta il conto.